Legge regionale 3 giugno 1986, n. 21


LEGGE REGIONALE n.21 del 3 Giugno 1986 (1)

Atto abrogato

Regione Umbria
LEGGE REGIONALE n. 21 del 3 Giugno 1986 (1)
Nuove norme in materia di tutela del patrimonio faunistico e di disciplina della caccia.
Pubblicazione: Bollettino Ufficiale n. 42 del 10/06/1986


Titolo I

FINALITA'E PROGRAMMAZIONE

ARTICOLO 1

Finalità

1. La Regione in attuazione dell'art. 22 dello Statuto regionale e della legge 27 dicembre 1977, n. 968 , ai fini della conservazione e della ricostituzione del patrimonio faunistico e per contribuire al riequilibrio ecologico nonchè alla salvaguardia della produzione agricola, programma un'adeguata utilizzazione del territorio e disciplina l'attività venatoria.

2. A tal fine la Regione promuove ed attua studi, ricerche ed interventi sull'ambiente e sulla fauna, predispone il piano per la conservazione e per l'incremento delle risorse faunistiche, nonchè la carta delle potenzialità faunistiche regionali.

ARTICOLO 2

Piano regionale

1. Il piano regionale per la conservazione e la ricostituzione del patrimonio faunistico si articola, in base alle caratteristiche ambientali e naturali, in zone faunistiche.

2. In armonia con le previsioni del piano urbanistico territoriale il piano individua:
 
1) i criteri per la costituzione delle oasi di protezione e delle zone di ripopolamento e cattura;
 
2) i criteri per la costituzione dei centri pubblici di produzione di selvaggina;
 
3) i criteri per la costituzione dei centri privati di produzione di selvaggina;
 
4) i criteri per la costituzione delle zone di addestramento cani;
 
5) le potenzialità faunistiche del territorio;
 
6) i criteri per la disciplina degli incentivi in favore dei proprietari e conduttori dei fondi, singoli o associati, per il ripristino e la salvaguardia dell'ambiente e l'incremento della selvaggina;
 
7) i criteri per la determinazione degli indennizzi in favore dei conduttori dei fondi e per la liquidazione dei danni alle produzioni da parte della selvaggina nei terreni utilizzati per oasi di protezione e zone di ripopolamento e cattura.

3. Il piano è corredato da:

a) una cartografia del territorio regionale in scala 1: 100.000;

b) una carta contenente l'individuazione nel territorio regionale delle potenzialità faunistiche al fine di attuarne il recupero e la valorizzazione;

c) una relazione illustrativa contenente le indicazioni delle priorità di intervento nella attuazione del piano.

4. Il progetto di piano è predisposto dalla Giunta regionale ed è approvato dal Consiglio regionale.

5. Il piano ha durata quinquennale.

ARTICOLO 3

Servizio faunistico regionale.

1. E'istituito il Servizio faunistico regionale, con funzione di supporto tecnico - scientifico per la conservazione e la ricostituzione del patrimonio faunistico regionale.

2. Il servizio collabora agli aggiornamenti del piano e della carta delle potenzialità faunistiche e, a richiesta della Giunta regionale, del Consiglio regionale e della competente commissione consiliare, effettua inoltre studi e ricerche per:

a) la valutazione della consistenza del patrimonio faunistico regionale;

b) la protezione e la conservazione della fauna selvatica;

c) la tutela delle produzioni agricole;

d) la regolamentazione dell'uso in agricoltura degli antiparassitari, anticrittogamici, diserbanti e fitofarmaci che possano compromettere la consistenza della fauna selvatica ed alterare gli ambienti naturali;

e) la valorizzazione degli ambienti naturali;

f) l'allevamento della selvaggina autoctona;

g) la costituzione di un centro regionale sperimentale per la ricostituzione del patrimonio faunistico;

h) l'immissione dei riproduttori per il ripopolamento del territorio.

3. Il servizio faunistico regionale esprime altresì pareri sulle materie disciplinate dalla presente legge a richiesta dei soggetti indicati al comma precedente.

ARTICOLO 4

Composizione del Servizio faunistico regionale.

1. Il Servizio faunistico regionale è composto da:

a) quattro esperti: in zoologia, geografia, agraria e veterinaria designati dall'Università degli studi di Perugia;

b) il responsabile per l'Umbria del Corpo forestale dello Stato;

c) un rappresentante dell'Amministrazione provinciale di Perugia;

d) un rappresentante dell'Amministrazione provinciale di Terni;

e) un funzionario regionale.

2. Il Servizio faunistico regionale ha sede presso la Giunta regionale ed è presieduto dall'Assessore competente o da un suo delegato.

ARTICOLO 5

Conferenza regionale permanente.

1. Al fine di valutare preventivamente i provvedimenti e le iniziative della Regione in materia di fauna e di attività venatoria, nonchè allo scopo di verificare la realizzazione e l'attuazione della normativa regionale e di formulare pareri nella materia suddetta, è istituita la Conferenza regionale permanente, costituita da:

a) sei rappresentanti delle associazioni venatorie maggiormente rappresentative;

b) un rappresentante dell'Ente cinofilia italiana;

c) un rappresentante dell'Ente produttori selvaggina;

d) tre rappresentanti delle associazioni agricole maggiormente rappresentative;

e) tre rappresentanti delle associazioni naturalistiche e protezionistiche maggiormente rappresentative;

f) tre rappresentanti dell'UNCEM.

2. Il Presidente della Giunta regionale provvede, con proprio decreto, all'individuazione delle associazioni maggiormente rappresentative di cui alle lett. a) d) e), del precedente comma.

3. La Conferenza ha sede presso la Giunta regionale ed è presieduta dal Presidente della Giunta regionale o da un suo delegato, che la convoca almeno due volte all'anno e comunque ogni volta se ne ravvisi la necessità.

4. I componenti della Conferenza restano in carica per la durata della legislatura regionale.

5. Le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario regionale.

6. La Giunta regionale provvede a disciplinare le modalità di funzionamento della Conferenza.

Titolo II

AMBITI TERRITORIALI

ARTICOLO 6

Estensione degli ambiti territoriali.

1. La quota riservata alle oasi di protezione, alle zone di ripopolamento e cattura ed ai centri pubblici di produzione di selvaggina non può essere superiore ad un quarto nè inferiore al 22 per cento del territorio agricolo - forestale di ciascuna provincia.

2. L'estensione della superficie agricolo - forestale destinata alla realizzazione di ambiti territoriali nei quali favorire, ai sensi della legge 27 dicembre 1977, n. 968 , la conservazione e la ricostituzione del patrimonio faunistico e per contribuire al riequilibrio ecologico e alla salvaguardia del patrimonio agricolo - forestale, è la risultante della quota prevista dalla suddetta legge, per le oasi di protezione, zone di ripopolamento e cattura e centri pubblici di produzione di selvaggina, non superiore al 25 per cento e non inferiore al 22 per cento del quale, il 9 per cento per zone di ripopolamento e cattura, il 9 per cento per oasi di protezione, il 4 per cento per centri pubblici di produzione di selvaggina, e della quota di territorio regionale da costituire ai sensi dell' art. 11 della legge regionale 2 settembre 1974, n. 53 .

ARTICOLO 7

Zone di riserva e parchi.

1. I piani di conservazione e di sviluppo per i parchi e le riserve naturali di cui all' art. 11 della legge regionale 2 settembre 1974, n. 53 , devono uniformarsi alle previsioni del piano regionale per la conservazione e la ricostituzione del patrimonio faunistico.

ARTICOLO 8

Oasi di protezione.

1. Per oasi di protezione si intende l'ambito territoriale destinato ad assicurare il rifugio, la riproduzione e la sosta della fauna selvatica.

2. Ciascuna oasi deve avere una superficie non inferiore a 500 ettari per gli ecosistemi terrestri e non inferiore a 10 ettari per le zone umide.

3. Le oasi sono costituite su terreni idonei al conseguimento dei fini di cui al primo comma ; qualora si verifichino condizioni che rendano impossibile il conseguimento di tali fini, la costituzione delle oasi può essere revocata.

ARTICOLO 9

Zone di ripopolamento e cattura.

1. Per zona di ripopolamento e cattura si intende l'ambito territoriale destinato alla produzione, all'irradiamento e alla cattura della selvaggina autoctona e naturalizzata per il ripopolamento venatorio, nonchè a favorire la protezione e la sosta della selvaggina migratoria.

2. Ciascuna zona di ripopolamento e cattura non può avere una durata inferiore a cinque anni, deve avere una estensione non inferiore ad Ha. 500 ed è costituita su terreni idonei; qualora si verifichino condizioni che rendano impossibile il conseguimento degli scopi, la costituzione delle zone di ripopolamento e cattura può essere revocata.

ARTICOLO 10

Centri pubblici di produzione di selvaggina.

1. I centri pubblici di produzione sono costituiti per l'allevamento di selvaggina da utilizzare per il ripopolamento del territorio.

2. I centri pubblici di produzione di selvaggina ungulata debbono essere delimitati da barriere naturali o artificiali insuperabili dalla selvaggina allevata.

ARTICOLO 11

Centri privati di produzione di selvaggina.

1. La costituzione di centri privati di produzione di selvaggina è autorizzata per la produzione delle seguenti specie:
 
1) anatidi,
 
2) lepre comune,
 
3) fagiano,
 
4) starna,
 
5) pernice rossa,
 
6) coturnice,
 
7) quaglia,
 
8) muflone,
 
9) daino,
 
10) capriolo,
 
11) cinghiale,
 
12) cervo.

2. Il provvedimento di autorizzazione dei centri privati di produzione di selvaggina ha una durata di cinque anni, è rinnovabile e deve indicare nominativamente i soggetti autorizzati alla conduzione dell'allevamento, le specie ed il numero minimo dei riproduttori, nonchè la superficie a disposizione dei centri.

3. I centri di produzione di cinghiali e selvaggina di specie e razze estranee alla fauna autoctona o naturalizzata debbono essere delimitati da barriere naturali o artificiali insuperabili dalla selvaggina allevata.

4. Da parte degli organi competenti possono essere disposte ispezioni per verificare il rispetto delle norme igienico - sanitarie, le specie prodotte e l'efficienza delle recinzioni.

5. Il mancato rispetto delle norme di cui ai comma precedenti comporta la revoca immediata dell'autorizzazione.

ARTICOLO 12

Disposizione ambiti territoriali.

1. Gli ambiti territoriali di cui ai precedenti artt. 7, 8, 9, 10 e 11 nonchè le Aziende faunistico - venatorie non possono essere contigui e fra di loro deve intercorrere una distanza minima di m. 500.

2. Gli ambiti territoriali di cui agli artt. 8 e 9, nonchè le Aziende faunistico - venatorie che non prevedono l'allevamento del cinghiale e di ungulati estranei alla fauna autoctona, non devono essere recintati da reti che impediscono il passaggio della selvaggina.

ARTICOLO 13

Zone addestramento cani.

1. Per l'addestramento dei cani e per le gare cinofile, anche su selvaggina naturale con l'abbattimento di selvatici, consentito esclusivamente per le prove di ferma e di riporto, sono costituite apposite zone.

2. Possono essere adibiti ad addestramento dei cani terreni a distanza di almeno cinquecento metri dagli ambiti di cui ai precedenti artt. 7, 8, 9, 10 e 11.

3. Tali zone sono di norma affidate in gestione ad Associazioni venatorie o cinofile e possono essere costituite anche per periodi limitati di tempo.

4. L'allenamento e l'addestramento dei cani è consentito, inoltre, nel rispetto dei tempi, modi e forme previsti dal calendario venatorio fuori dagli ambiti territoriali di cui al precedente articolo 6 .

ARTICOLO 14

Perimetrazione ambiti territoriali.

1. Le tabelle di delimitazione delle zone di riserva integrale, delle oasi di protezione, delle zone di ripopolamento e cattura, dei centri pubblici di produzione di selvaggina e delle zone di addestramento cani devono essere di forma rettangolare in lamiera metallica delle dimensioni di cm. 25 per cm. 33, di colore bianco, recanti in nero la scritta " Divieto di caccia" e la denominazione ai sensi della presente legge dell'ambito territoriale e debbono essere in ogni caso visibili l'una dall'altra.

2. La perimetrazione dei centri privati di produzione di selvaggina e delle Aziende faunistico - venatorie è effettuata dal proprietario con le modalità previste al precedente comma.

ARTICOLO 15

Zone faunistiche e venatorie

1. A fini programmatori il territorio regionale è suddiviso in zone faunistiche nelle quali risultano omogenei i parametri ambientali significativi e le vocazioni e potenzialità per la fauna.

2. Il territorio ove è consentita la caccia è costituito dalle zone venatorie, nelle quali possono essere effettuati ripopolamento a scopo venatorio con le specie, con le modalità e nei tempi idonei di integrare la naturale riproduzione e diffusione della selvaggina.

3. I piani di immissione della selvaggina devono essere predisposti in riferimento ai principi gestionali e alla potenzialità delle zone faunistiche.

4. Le Amministrazioni provinciali possono autorizzare, senza oneri a loro carico, le Associazioni venatorie ad integrare le immissioni di cui al comma precedente.

5. Sono vietate immissioni di animali selvatici di qualsiasi specie non autorizzate dalla Amministrazione provinciale territorialmente competente.

Titolo III

DISCIPLINA DELL'ATTIVITA'VENATORIA

ARTICOLO 16

Calendario venatorio

1. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, approva e pubblica il calendario venatorio entro il 15 giugno di ogni anno.

2. La caccia è vietata in particolare nelle zone di riserva integrale, nelle oasi di protezione, nelle zone di ripopolamento e cattura, nei centri pubblici e privati di produzione selvaggina e nelle zone di addestramento cani.

3. La caccia nel territorio regionale è consentita il 18 agosto o, in casi di coincidenza con una giornata di silenzio venatorio, il giorno successivo e fino alla seconda domenica di settembre, solo nei giorni domenicali.

4. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, per motivate ragioni tecniche o per esigenze di coordinamento con i calendari delle regioni limitrofe, può ridurre le giornate di caccia indicate al comma precedente.

5. La caccia è consentita inoltre dalla terza domenica di settembre fino al termine della stagione venatoria, stabilito per il 10 marzo, con le modalità previste dalla legge 27 dicembre 1977, n. 968 e per le specie e nei periodi indicati al settimo comma del presente articolo, per tre giorni alla settimana: il sabato, la domenica, ed il terzo giorno a scelta del cacciatore tra il mercoledì e il giovedì.

6. La Giunta regionale, sentita la commissione consiliare competente, a partire dalla prima domenica di ottobre fino alla seconda domenica di novembre può consentire la caccia alla selvaggina migratoria fino a cinque giorni alla settimana, sentito l'Istituto nazionale di biologia della selvaggina, fermo restando comunque il silenzio venatorio nei giorni di martedì e venerdì.

7. Durante tale periodo i tre giorni settimanali nei quali è consentita la caccia anche alla selvaggina stanziale sono determinati annualmente dal calendario venatorio.

8. Dal 18 agosto alla seconda domenica di settembre e dal 1° gennaio al 10 marzo la caccia in forma vagante, anche con l'ausilio del cane, nei limiti dei comma precedenti, è consentita esclusivamente nelle zone indicate nel calendario venatorio.

9. E'vietato abbattere, catturare, detenere o commerciare esemplari di qualsiasi specie di mammiferi e uccelli appartenenti alla fauna selvatica italiana, ad eccezione delle seguenti specie e per i periodi sotto specificati:
 
1) specie cacciabili dal 18 agosto al 31 dicembre:
 
quaglia (Coturnix coturnix);
 
tortora (Streptopelia turtur);
 
merlo (Turdus merula);
 
2) specie cacciabile dal 18 agosto al 28 febbraio:
 
germano reale (Anas platyrhnchos);
 
folaga (Fulica atra);
 
gallinella d'acqua (Gallinula chloropus);
 
passera mattugia (Passer montanus);
 
alzavola (Anas crecca);
 
canapiglia (Anas strepera);
 
mestolone (Anas clypeata);
 
moriglione (Aythya ferina);
 
chiurlo (Numenius arquata);
 
pittima reale (Limosa limosa);
 
pettegola (Tringa totanus);
 
combattente (Philomachus pugnax);
 
3) specie cacciabile dal 18 agosto al 10 marzo:
 
passero (Passer Italiae);
 
storno (Sturnus vulgaris);
 
porciglione (Rallus acquaticus);
 
fischione (Anas penelope);
 
codone (Anas acuta);
 
marzaiola (Anas querquedula);
 
moretta (Aitya fuligula);
 
beccaccino (Capella gallinago);
 
colombaccio (Columba palumbus);
 
frullino (Lymocryptes minimus);
 
donnola (Mustela nivalis);
 
volpe (vulpes vulpes);
 
piviere (Charadrius apricarius);
 
4) specie cacciabile dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre:
 
- mammiferi:
 
coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus);
 
lepre comune (Lepus europaeus);
 
capriolo (Capreolus capreolus);
 
cervo (Cervus elaphus hippelaphus);
 
daino (Dama dama);
 
muflone (Ovis musimon);
 
- uccelli:
 
pernice rossa (Alectoris rufa);
 
starna (Perdix perdix);
 
fagiano (Phasianus colchicus);
 
colino della virginia (Ortix virginianus);
 
5) specie cacciabile dalla terza domenica di settembre al 28 febbraio:
 
beccaccia (Scolopax rusticola);
 
cesena (Turdus pilaris);
 
6) specie cacciabile dalla terza domenica di settembre al 10 marzo:
 
cornacchia grigia (Corvus corone cornix);
 
ghiandaia (Garrulus glandarius);
 
gazza (Pica pica);
 
allodola (Alauda arvensis);
 
tordo bottaccio (Turdus philomelos);
 
tordo sassello (Turdus iliacus);
 
taccola (Coloeus monedula);
 
corvo (Corvus frugilegus);
 
cornacchia nera (Corvus corone);
 
pavoncella (Vanellus vanellus);
 
7) specie cacciabile dalla seconda domenica di ottobre al 31 dicembre:
 
coturnice (Alectoris graeca);
 
8) specie cacciabile dal 10 novembre al 31 gennaio:
 
cinghiale.
 
10. La caccia alla specie cinghiale dal 1° al 31 gennaio è consentita esclusivamente nelle zone indicate dal calendario venatorio. Per la disciplina della caccia al cinghiale esercitata in battuta si fa rinvio ad apposito regolamento.

11. La caccia agli ungulati a mezzo battuta è consentita soltanto per la specie cinghiale.

ARTICOLO 17

Orari

1. L'esercizio venatorio si svolge secondo gli orari giornalieri indicati dal calendario venatorio, nei limiti previsti dall' art. 14 della legge 27 dicembre 1977, n. 968 .

ARTICOLO 18

Carniere

1. A ciascun titolare di licenza per ogni giornata di caccia è consentito abbattere i seguenti capi di selvaggina:

a) fagiano, starna, pernice rossa, coturnice, colino della virginia e lepre comune: 2 capi complessivamente, di cui una sola lepre;

b) ungulati: 1 capo, salvo quanto previsto nel regolamento di cui al precedente art. 16 , nell'ipotesi di caccia al cinghiale esercitata in battuta;

c) quaglia e tortora: 10 capi complessivamente;

d) tordo bottaccio, tordo sassello, merlo e cesena: 20 capi complessivamente;

e) trampolieri e palmipedi: 5 capi complessivamente;

f) colombaccio: 10 capi;

g) beccaccia: 5 capi.

2. Per ogni giornata di caccia il numero massimo di capi di selvaggina che è consentito abbattere, compresi il passero (Passer italiae), la passera mattugia (Passer montanus) e gli storni (Sturnus vulgaris), non può superare le 20 unità.

ARTICOLO 19

Tesserino venatorio

1. Il titolare del tesserino di cui all' art. 6 della legge regionale 11 gennaio 1979, n. 2 deve indicare, in modo indelebile, sullo stesso e negli spazi all'uopo destinati al momento dell'inizio dell'attività venatoria la giornata di caccia ed il numero dei capi di selvaggina di cui alle lett. a) e b) del primo comma dell'art. 18 subito dopo l'abbattimento, mentre il numero dei capi di cui alle lett. c), d), f), g) del primo comma dell'art. 18 deve essere indicato al termine della giornata venatoria.

2. Per ottenere il rilascio del tesserino annuale di cui al primo comma , il richiedente deve riconsegnare quello relativo all'annata precedente.

Titolo IV

AUTORIZZAZIONI SPECIFICHE

ARTICOLO 20

Appostamenti fissi

1. Sono appostamenti fissi quelli costruiti con materia solida, con preparazione di sito, destinati all'esercizio venatorio almeno per un'intera stagione di caccia, quali: capanni, imbarcazioni e zattere ancorate e simili collocate nelle paludi, negli stagni e sui margini di specchi d'acqua naturali o artificiali.

2. Gli appostamenti fissi non possono essere situati ad una distanza inferiore a metri 400 dai confini degli ambiti territoriali di cui all' art. 6 o a meno di metri 200 da altro appostamento fisso; gli appostamenti fissi di caccia al colombaccio non possono essere situati, inoltre, ad una distanza inferiore a metri 600 da altro appostamento fisso al colombaccio.

3. Gli appostamenti fissi al colombaccio possono avere anche più di un capanno, purchè si trovino tutti entro il raggio di metri 50 dal capanno principale.

4. Le distanze tra appostamenti fissi al colombaccio si misurano dal capanno principale.

5. L'uso degli appostamenti fissi al colombaccio è consentito dal 1o ottobre alla seconda domenica di novembre e dal 15 febbraio al 10 marzo; in tali periodi è vietato l'abbattimento di altre specie. Al di fuori di tali periodi l'uso degli appostamenti fissi al colombaccio è soggetto alla disciplina dei normali appostamenti fissi.

6. L'autorizzazione per appostamento fisso è valido per la durata della stagione venatoria, determinata dal calendario, da presentarsi nel periodo intercorrente dall'11 marzo al 31 maggio di ogni anno. Le domande di nuova autorizzazione devono essere presentate nel periodo intercorrente dal 1o giugno al 31 luglio di ogni anno.

7. Alla richiesta di autorizzazione devono essere allegati una carta topografica in scala 1: 25.000 indicante l'ubicazione dell'appostamento, il consenso scritto dei proprietari o possessori del fondo con firma autenticata e l'attestazione dell'avvenuto pagamento della tassa di concessione regionale.

8. Nell'ambito del territorio regionale un cacciatore non può ottenere più di una autorizzazione per gli appostamenti fissi.

ARTICOLO 21

Appostamenti temporanei

1. Sono appostamenti temporanei di caccia quelli costruiti in modo da poter essere rapidamente rimossi.

2. Gli appostamenti temporanei di caccia non possono essere installati ad una distanza inferiore a metri 200 dai confini degli ambiti territoriali di cui all' art. 6 ed metri 100 da altri appostamenti.

ARTICOLO 22

Disciplina della caccia negli appostamenti

1. Negli appostamenti fissi e temporanei è consentita esclusivamente la caccia alla selvaggina migratoria.

2. In ciascun appostamento, sia fisso che temporaneo, la caccia non può essere esercitata da più di due persone contemporaneamente, esclusa la caccia al colombaccio.

3. E'vietato l'esercizio venatorio da appostamento a distanza inferiore a metri 1000 dai valichi montani e faunistici di cui al successivo art. 23 .

4. E'vietata la caccia da appostamento fisso e temporaneo alle seguenti specie di selvaggina:
 
1) coniglio selvatico,
 
2) lepre,
 
3) fagiano,
 
4) starna,
 
5) pernice,
 
6) coturnice,
 
7) colino della virginia,
 
8) beccaccia,
 
9) beccaccino.

5. L'uso dei richiami vivi negli appostamenti fissi e temporanei è consentito in misura non superiore a sei. Il limite non opera per gli appostamenti per la caccia al colombaccio ed ai palmipedi e trampolieri.

6. E'vietato usare o detenere, durante l'esercizio della caccia, richiami vivi accecati o mutilati, richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromeccanico o elettromagnetico con o senza amplificazioni del suono, nonchè richiami a funzionamento meccanico, elettromeccanico o elettromagnetico dotati di specchi o altri dispositivi abbaglianti.

7. E'proibita la caccia in botte.

ARTICOLO 23

Valichi montani e faunistici

1. Per valico montano si intende una via di penetrazione della selvaggina, situata a quota superiore ai 700 metri sul livello del mare, con rilevante transito di fauna migratoria.

2. Per valico faunistico s'intende la località che per condizioni idroorografiche, ambientali e meteorologiche presenta un transito abbondante e continuato di selvaggina migratoria.

3. All'individuazione dei valichi di cui ai precedenti comma la Giunta regionale provvede con propria deliberazione, sentito il Servizio faunistico regionale.

4. E'vietato qualsiasi tipo di attività venatoria, ad eccezione di quella vagante alla selvaggina di cui alle lett. a) e b) del primo comma dell'art. 18 ed alla beccaccia, a meno di 1000 metri dai valichi.

ARTICOLO 24

Fondi chiusi, colture specializzate e recinti per bestiame

1. Nei fondi chiusi è vietata la caccia.

2. La costituzione dei fondi chiusi deve essere notificata alla Amministrazione provinciale competente per territorio.

3. I proprietari o conduttori di fondi di cui al comma precedente provvedono a proprio carico ad apporre tabelle esenti da tasse, nei modi previsti dal primo comma del precedente art. 14 .

4. Nei fondi chiusi a richiesta del proprietario o del conduttore interessato, l'Amministrazione provinciale competente può autorizzare la cattura di selvaggina, ai sensi dell' art. 17 della legge 27 dicembre 1977, n. 968 .

5. La cattura deve effettuarsi sotto la diretta sorveglianza degli agenti venatori e la selvaggina catturata deve essere immediatamente immessa nelle zone in cui è permesso l'esercizio venatorio.

6. Nell'eventualità della riapertura del fondo il proprietario o conduttore dovrà darne comunicazione alla Amministrazione provinciale.

7. L'esercizio venatorio è inoltre vietato in forma vagante, nei terreni occupati da grano e cereali minori dalla ripresa vegetativa al taglio e dalle colture sottoindicate dalla fioritura al raccolto e delimitati da apposite tabelle recanti la scritta: " Divieto di caccia vagante - colture in atto":
 
1) mais,
 
2) sorgo,
 
3) girasole,
 
4) tabacco,
 
5) medica, trifoglio e lupinella destinate alla raccolta dei semi,
 
6) barbabietole,
 
7) ortaggi di qualsiasi genere,
 
8) frutteti specializzati,
 
9) vigneti e oliveti specializzati,
 
10) colture floreali,
 
11) vivai e campi sperimentali di qualsiasi genere.

8. E'vietato sparare da distanza minore di centocinquanta metri con fucile da caccia a canna liscia o da distanza minore di una volta e mezza la gittata massima, in caso di uso di altre armi, in direzione di recinzioni destinate al ricovero e alla alimentazione del bestiame segnalato da apposite tabelle che i proprietari o conduttori delle aree recintate provvedono, a loro carico, ad apporre nei modi previsti dal primo comma del precedente art. 14 e recanti la scritta: " Attenzione - bestiame al pascolo".

9. Tali tabelle possono essere apposte esclusivamente in recinzioni con comparti non superiori a 5 ettari e nei periodi in cui il bestiame è effettivamente presente con un carico minimo di 3 capi per ettaro per bovini ed equini e di 15 capi ad ettaro per ovini, caprini e suini.

10. E'vietata la installazione delle tabelle per la segnalazione di fondi chiusi, colture in atto e bestiame al pascolo in assenza delle condizioni previste dai precedenti comma.

ARTICOLO 25

Aziende faunistico - venatorie.

1. Le Aziende faunistico - venatorie hanno come scopo principale il mantenimento, la organizzazione ed il miglioramento degli ambienti naturali anche ai fini dell'incremento della fauna selvatica per consentire l'irradiamento e la sosta.

2. Le concessioni possono essere rilasciate per territori idonei all'incremento della selvaggina presente nella regione entro i limiti e con le modalità previste dall'apposito regolamento regionale.

3. L'estensione delle singole Aziende faunistico-venatorie non può essere inferiore ad ha. 300.

4. Le Aziende faunistico - venatorie non possono essere contigue; fra di loro deve intercorrere la distanza minima di mt. 500 e uguale distanza deve essere rispettata per i confini dagli ambiti territoriali di cui agli articoli 7, 8, 9, 10 e 11.

5. L'Amministrazione provinciale competente può rilasciare, sentito l'Istituto nazionale di biologia della selvaggina, la concessione per la costituzione di Aziende faunistico - venatorie. Tale concessione ha durata non superiore a cinque anni ed è rinnovabile.

6. La concessione che prevede l'allevamento del cinghiale e degli ungulati estranei alla fauna autoctona è rilasciata a condizione che i terreni a ciò destinati siano delimitati da barriere naturali o artificiali insuperabili dalla selvaggina allevata.

7. Nelle Aziende faunistico - venatorie è vietata la caccia.

8. E'consentito l'abbattimento e la cattura di selvaggina allevata in periodi di tempo e per numero di capi stabilito secondo appositi piani annuali di abbattimento approvati dall'Amministrazione provinciale competente.

9. In caso di gravi o ripetute inosservanze delle disposizioni di cui alla presente legge o al regolamento regionale per la gestione delle Aziende faunistico-venatorie, la concessione previa diffida può essere revocata.

10. In caso di revoca l'Amministrazione provinciale competente può autorizzare a scopo di ripopolamento il prelievo della selvaggina catturabile.

11. Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano anche nel caso di rinuncia della concessione.

12. Per quanto non espressamente indicato nella presente legge si rinvia al regolamento regionale per la gestione delle Aziende faunistico - venatorie.

ARTICOLO 26

Allevamenti di selvaggina

1. Le autorizzazioni di cui all' art. 19 della legge 27 dicembre 1977, n. 968 sono rilasciate dalla Amministrazione provinciale territorialmente competente.

2. Il provvedimento deve indicare nominativamente i soggetti autorizzati, le specie ed il numero dei capi da allevare per ogni anno.

ARTICOLO 27

Controllo della fauna

1. L'Amministrazione provinciale competente può autorizzare in qualunque periodo dell'anno persone nominativamente individuate per la cattura o l'abbattimento di determinate specie ai sensi dell'art. 12 , secondo e terzo comma, della legge 27 dicembre 1977, n. 968 , comunque comprese nell'elenco di cui al settimo comma dell'articolo 16 .

2. Le Amministrazioni provinciali possono vietare o ridurre la caccia a determinate specie di selvaggina tra quelle previste al settimo comma del precedente articolo 16 per periodi prestabiliti o singole zone del territorio di loro competenza esclusivamente per tutelare la consistenza faunistica territoriale o per particolari condizioni ambientali sopraggiunte o per malattia o calamità.

ARTICOLO 28

Custodia dei cani da caccia e da guardia. Cani vaganti.

1. E'vietato lasciare vagare liberamente, allenare ed addestrare i cani di qualsiasi razza nelle campagne fuori dai tempi e dai luoghi indicati dal calendario venatorio e dalla vigente normativa.

2. E'vietato inoltre lasciare vagare liberamente, allenare ed addestrare i cani di qualsiasi razza negli ambiti territoriali di cui agli artt. 6, 7, 8, 9, 10.

3. I cani di qualsiasi razza lasciati liberamente nelle campagne in tempi e luoghi vietati devono essere catturati dagli agenti di vigilanza; durante il periodo e nei luoghi nei quali ne è permesso l'uso, la cattura è effettuata solo quando i cani non siano sotto la sorveglianza del proprietario o del possessore.

4. I cani catturati ai sensi del precedente comma devono essere dati in custodia all'ULSS competente per territorio.

5. I cani di qualsiasi razza adibiti alla guardia del bestiame non possono essere lasciati liberamente vagare a più di 200 metri dal luogo dove sono normalmente impiegati o dal bestiame stesso.

ARTICOLO 29

Salvaguardia ambientale

1. E'vietato dal 1° marzo al 31 ottobre bruciare le stoppie delle colture graminacee e leguminose, di erbe pratensi, palustri ed infestanti nelle campagne, gli arbusti e le erbe lungo le strade comunali, provinciali, statali e le autostrade.

2. Il divieto non sussiste per la bruciatura delle erbe infestanti, rovi, materiale risultante dalla potatura e simili, riuniti in cumuli e direttamente controllati fino a quando il fuoco sia completamente spento.

3. E'vietato altresì abbandonare bossoli e altri rifiuti durante l'attività venatoria.

Titolo V

NORME GENERALI

ARTICOLO 30

Corsi di preparazione e aggiornamento professionale

1. La Giunta regionale promuove annualmente, anche in concorso con gli enti e le associazioni interessate all'attuazione del piano faunistico regionale, corsi di preparazione ed aggiornamento per gli agenti di vigilanza nel quadro della normativa regionale in materia di formazione professionale.

ARTICOLO 31

Sanzioni amministrative

1. Per l'inosservanza delle disposizioni contenute nella presente legge si applicano le seguenti sanzioni amministrative:
 
1) sanzioni amministrative da lire 5.000 a lire 50.000 per chi viola le disposizioni di cui all' art. 14 , ultimo comma, nonchè agli artt. 20, 21, 22 ed all' art. 24 , secondo ed ultimo comma;
 
2) sanzione amministrativa da lire 10.000 a lire 100.000 per chi viola le disposizioni di cui agli artt. 17 e 18 lett. a), c), d), e), f) g), e ultimo comma, nonchè salvo quanto previsto dal successivo punto 4, le disposizioni del regolamento per la caccia al cinghiale di cui al precedente art. 16 ;
 
3) sanzione amministrativa da lire 50.000 a lire 500.000 per chi viola le disposizioni di cui all' art. 11, terzo comma , agli artt. 23 e 24, settimo comma ed al regolamento regionale per la gestione delle Aziende faunistico - venatorie;
 
4) sanzione amministrativa da lire 100.000 a lire 600.000, per chi viola le disposizioni di cui all'art. 18, lett. b) e 15, ultimo comma;
 
5) sanzione amministrativa da lire 25.000 a lire 100.000 per chi viola le disposizioni di cui all' art. 28 , primo e quinto comma , e da lire 50.000 a lire 200.000 per chi viola le disposizioni di cui all' art. 28, secondo comma .

2. Per tutte le violazioni non espressamente indicate nel presente articolo si applicano le sanzioni previste dall' art. 31 della legge 27 dicembre 1977, n. 968 .

3. Per le violazioni alle disposizioni di cui all' art. 29 si applica la sanzione prevista dall' art. 27 del regolamento regionale 8 giugno 1981, n. 1 , di attuazione della legge regionale 8 giugno 1981, n. 32 .

4. Gli importi relativi alle penalità di cui ai precedenti comma sono versati, a mezzo conto corrente postale intestato alla Tesoreria della Provincia competente per territorio, e affluiscono nell'apposito capitolo di entrata del bilancio preventivo da istituirsi con la denominazione di " proventi delle sanzioni amministrative per la caccia e pesca".

5. I suddetti proventi sono destinati annualmente ad opere di tutela dell'ambiente e di sviluppo del patrimonio faunistico della regione, secondo le indicazioni dei programmi regionali.

Titolo VI

FUNZIONI DELEGATE

ARTICOLO 32

Delega

1. Sono delegate alle Province di Perugia e Terni le funzioni amministrative di cui agli artt. 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 20, 24, 25, 26, 27 e 31 della presente legge.

ARTICOLO 33

Funzione di indirizzo e coordinamento

1. La funzione di indirizzo e coordinamento per l'esercizio delle attribuzioni delegate, ai sensi della presente legge, è esercitata dalla Giunta regionale sulla base della programmazione regionale in materia di caccia e di conservazione e di ricostituzione della flora e del patrimonio faunistico.

2. Gli enti delegati esercitano le funzioni di cui all' art. 32 garantendo, attraverso la costituzione di Consulte, adeguate forme di partecipazione alla programmazione e gestione degli interventi e delle attività alle categorie interessate.

3. Nelle Consulte devono essere rappresentate le organizzazioni agricole, le associazioni naturalistiche e le associazioni venatorie maggiormente rappresentative.

4. Qualora gli Enti delegati non adempiano all'espletamento delle funzioni loro attribuite, la Giunta regionale, previa fissazione di un termine adeguato, si sostituisce ad essi nel compimento degli atti dovuti.

ARTICOLO 34

Compiti degli Enti delegati

1. Gli Enti delegati trasmettono alla Giunta regionale entro il 30 novembre di ogni anno il piano di attività per l'anno successivo e una relazione illustrativa dell'attività svolta nell'anno precedente nell'esercizio delle funzioni delegate e un rendiconto finanziario.

2. Il piano di attività di cui al comma precedente contiene la previsione degli ambiti territoriali di cui agli artt. 8, 9, 10, 11, e 13 da realizzare nell'annata. Il piano è approvato dalla Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente.

ARTICOLO 35

Oneri per le funzioni delegate

1. Sono a carico della Regione le spese sostenute per l'esercizio delle funzioni delegate con la presente legge per le attività previste nel piano di cui al precedente articolo 34 , salvo esigenze di natura eccezionale, per le quali gli interventi devono essere adeguatamente motivati.

2. Il relativo importo sarà determinato annualmente dalla Giunta regionale sentiti gli Enti delegatari.

ARTICOLO 36

Norme finanziarie

1. Per l'attuazione della presente legge è confermata la spesa stabilita dal bilancio regionale per l'esercizio in corso e iscritta al cap. 4190.

2. Per gli esercizi successivi l'entità della spesa sarà determinata con legge di bilancio entro i limiti della previsione del bilancio pluriennale della Regione.

ARTICOLO 37

Norme finali e transitorie

1. Sono abrogate le leggi regionali 3 gennaio 1980, n. 1, 27 luglio 1982, n. 37, 29 novembre 1982, n. 52, 17 gennaio 1984, n. 2, 21 agosto 1984, n. 42 ed ogni altra norma regionale in contrasto con le disposizioni della presente legge.

2. Le funzioni delegate alle Amministrazioni provinciali ai sensi dell' art. 25 sono esercitate dalla Giunta regionale fino alla data del 30 novembre 1986.


Note della redazione

(1)  - 

Abrogata dalla L.R. 17 maggio 1994, n. 14, art. 41, comma 1, lett. a)