Atto abrogato

Regione Umbria
LEGGE REGIONALE n. 38 del 20 Luglio 1979 (1)
Norme per l' attuazione delle direttive del Consiglio della Comunità economica europea nn. 159, 160 e 161 del 17 aprile 1972 nella Regione dell' Umbria.
Pubblicazione: Bollettino Ufficiale n. 36/bis del 02/08/1979


Art. 1

1. Con la presente legge, la Regione dell' Umbria dà attuazione alle norme contenute nella legge del 9 maggio 1975, n. 153 , che recepisce le direttive della Comunità economica europea nn. 159, 160 e 161 del 17 aprile 1972 per la riforma dell' agricoltura.

2. Gli interventi previsti hanno per obiettivo il miglioramento del livello dei redditi e delle condizioni di vita e di lavoro della popolazione agricola nell'ambito del territorio regionale attraverso:

a) l' ammodernamento ed il potenziamento delle strutture produttive agricole;

b) una adeguata mobilità dei terreni;

c) l' adeguamento del livello di formazione generale tecnica ed economica della popolazione agricola attiva.

Titolo I

AMMODERNAMENTO DELLE STRUTTURE AGRICOLE

Art. 2

1. Per promuovere un durevole miglioramento delle condizioni di produzione, di lavoro e di redditi in agricoltura, la Regione istituisce un regime speciale di aiuti in favore delle aziende agricole suscettibili di ammodernamento, le quali:

a) abbiano un reddito di lavoro inferiore al reddito medio dei lavoratori non agricoli della zona nella quale l' azienda è situata;

b) siano in grado di raggiungere, attraverso l' esecuzione di un piano di sviluppo aziendale, un reddito di lavoro comparabile con quello dei settori extra agricoli o un livello di redditività pari a quello di aziende di riferimento, ai sensi dell' art. 17 della legge 9 maggio 1975, n. 153 , da individuarsi in armonia con le linee del programma regionale di sviluppo, dei piani comprensoriali e dei piani zonali.

2. Anche per i piani di sviluppo interaziendali presentati da aziende associate, vale la disposizione di cui al comma precedente in merito alle aziende di riferimento.

3. Ai sensi dell' ultimo comma dell' art. 11 della legge 9 maggio 1975, n. 153 , le misure previste dal presente titolo dovranno applicarsi con preferenza alle imprese familiari coltivatrici singole e associate.

Art. 3

1. Possono beneficiare del regime di interventi di cui al presente titolo, presentando un piano di sviluppo, alle condizioni specificate nei successivi articoli, i seguenti soggetti:

a) imprenditori che esercitino l' attività agricola a titolo principale, coadiuvanti familiari che collaborino o che abbiano collaborato col conduttore per almeno tre anni, mezzadri e coloni congiuntamente con i concedenti o anche individualmente senza il consenso del concedente;

b) cooperative agricole, legalmente costituite in base alle norme vigenti in materia di cooperazione agricola;

c) gruppi di coltivatori diretti o loro associazioni, che presentino un piano di sviluppo per la ristrutturazione e l' ammodernamento aziendale o interaziendale anche per la conduzione in comune delle aziende, semprechè i soci ritraggano dalla attività agricola almeno il 50 per cento del proprio reddito ed impieghino nell' attività aziendale ed in quella associata almeno il 50 per cento del proprio tempo di lavoro.

2. I soggetti ammessi a presentare i piani di sviluppo aziendale devono possedere una adeguata capacità professionale ed impegnarsi a tenere, almeno per tutta la durata della realizzazione del piano, una contabilità aziendale secondo le modalità indicate dall'art. 18. All' osservanza di tale obbligo sono tenute anche le cooperative ed i gruppi di coltivatori, di cui ai precedenti punti b) e c).

Art. 4

1. Ai sensi dell' art. 3 della direttiva CEE n. 72/ 159, è considerato imprenditore a titolo principale l' imprenditore che dedichi almeno il 50 per cento del proprio tempo complessivo di lavoro all' attività agricola e che ricavi dalla medesima almeno il 50 per cento del reddito globale da lavoro risultante dalla propria posizione fiscale.

2. Le aziende che non realizzano il 50 per cento del tempo di lavoro ed il 50 per cento del relativo reddito possono presentare il piano di sviluppo interaziendale in associazione con altre aziende semprechè il tempo medio di lavoro dedicato all' attività agricola ed il reddito medio ricavato da detta attività risultino entrambi non inferiori al 50 per cento.

Art. 5

1. La capacità professionale si intende acquisita quando il richiedente abbia una qualificazione professionale attestata dal possesso di un diploma o di una licenza di studi agricoli, ovvero abbia esercitato per un triennio anteriore alla data di presentazione della domanda, l' attività agricola come titolare di azienda, come coadiuvante familiare o come lavoratore agricolo.

2. Negli altri casi, il requisito della capacità professionale è accertato da una commissione provinciale nominata dal Presidente della Giunta regionale e composta da otto membri in rappresentanza delle organizzazioni regionali degli imprenditori agricoli più rappresentative a livello nazionale. L' incarico di segretario della commissione è attribuito ad un funzionario della Regione.

Art. 6

1. Per il reddito di lavoro comparabile si intende la retribuzione media, al netto degli oneri sociali, dei lavoratori extra - agricoli, determinata dall' ISTAT per ciascuna provincia.

2. Per la determinazione del reddito di obiettivo che l' azienda dovrà raggiungere, si moltiplicano i livelli di comparabilità di cui al comma precedente per il coefficiente di incremento delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti addetti ai settori extra - agricoli, al netto degli oneri sociali, verificatosi nell' arco dei sei anni anteriori alla presentazione dei piani di sviluppo e calcolati dall' ISTAT, per provincia, o in mancanza per regione.

Art. 7

1. Il reddito dei singoli addetti all' azienda che presenta il piano di sviluppo, viene determinato, tenendo a base i seguenti elementi:

a) durata del lavoro annuale non superiore a 2300 ore;

b) remunerazione del capitale proprio utilizzato nell' azienda al saggio non inferiore al 2 per cento per la terra e i fabbricati e dell' interesse legale stabilito dal codice civile per il restante capitale investito nel fondo;

c) tasso effettivo di interesse per gli eventuali capitali di terzi già investiti;

d) aliquota massima del 20 per cento di reddito proveniente dall' esercizio di attività extra - agricola, a condizione che almeno una unità lavorativa uomo tragga la totalità del proprio reddito comparabile dall' azienda agricola.

2. Inoltre, nel calcolo del reddito d' obiettivo può essere inclusa l' indennità compensativa prevista per le zone montane e svantaggiate dalla direttiva CEE, n. 268 del 1975.

Art. 8

1. L' obiettivo di ammodernamento dell' azienda, cui deve tendere il piano di sviluppo, si intende conseguito anche nel caso in cui il piano medesimo consenta di raggiungere, il livello di redditività pari a quello di un' azienda di riferimento secondo i modelli predisposti, in base a quanto previsto dall' art. 2 lettera b) della presente legge, dalla Giunta regionale e approvati dal Consiglio regionale.

2. La Giunta regionale si avvarrà dell' apporto dell'Istituto nazionale di economia agraria( INEA) sulla base delle convenzioni che saranno stipulate con lo stesso Istituto dal Ministero dell' agricoltura e delle foreste secondo quanto previsto dall' art. 17, penultimo comma della legge 9 maggio 1975, n. 153 .

Art. 9

1. Gli imprenditori, i cui piani di sviluppo siano stati approvati a norma della presente legge, possono beneficiare dei seguenti aiuti:

a) concessione di un concorso nel pagamento degli interessi sui mutui per gli interventi globalmente necessari all' attuazione del piano;

b) garanzie sussidiarie per i mutui da contrarre e i relativi interessi;

c) concessione in proprietà o in affitto delle terre che si renderanno disponibili a seguito della cessazione dell' attività agricola secondo le modalità previste dalla presente legge;

d) contributi in conto capitale, in ragione della superficie aziendale, per l' incremento della produzione zootecnica;

e) aiuti alla tenuta della contabilità aziendale;

f) aiuti per l' avviamento alle associazioni di produttori per l' assistenza aziendale e interaziendale;

g) indennità compensativa per le zone montane e svantaggiate di cui alla direttiva CEE n. 268 del 1975, secondo le modalità che saranno fissate dalle norme di attuazione della direttiva medesima.

2. Gli aiuti del presente articolo sono concessi con preferenza alle imprese familiari coltivatrici singole ed associate.

Art. 10

1. Il concorso nel pagamento degli interessi riguarda la totalità dei mutui contratti fino alla concorrenza di un importo non superiore a 42.060 unità di conto per ogni unità lavorativa uomo (ULU) impiegata nell'azienda.

2. Il concorso riguarda tutti gli investimenti programmati nel piano di sviluppo, comprese le spese per l' acquisto di bestiame vivo limitatamente alla prima dotazione aziendale necessaria ai fini della ristrutturazione.Sono escluse le spese relative all' acquisto di nuove terre, nonchè quelle riferite all' acquisto di bestiame vivo suino e avicolo e di vitelli destinati all' ingrasso.

3. Qualora la disponibilità di nuove terre non sia possibile se non mediante l' acquisizione in proprietà e la disponibilità di nuovi terreni sia indispensabile per la realizzazione del piano di sviluppo, soprattutto quando si tratti di piani interaziendali, potranno essere ammesse al beneficio dell' intervento pubblico anche le spese per l' acquisto di nuove terre.

4. Quando il piano di sviluppo prevede l' acquisto di bestiame vivo, a titolo di prima dotazione, il concorso nel pagamento degli interessi è subordinato alle seguenti condizioni:
 
- nel caso di nuovi allevamenti bovini ed ovini, a conclusione del piano, l' importo delle vendite degli animali e dei loro prodotti rappresenti almeno il 60 per cento del complesso delle vendite;
 
- nel caso di nuovi allevamenti suini, almeno l' equivalente del 35 per cento del quantitativo di alimenti consumati dai suini sia prodotto, al termine della realizzazione del piano, dall' azienda o dalle aziende associate nel loro complesso;
 
- gli investimenti previsti non siano inferiori a 10.520 unità di conto e non superiori a 53.333 unità di conto.

5. Qualora le condizioni ambientali e le disponibilità di superfici pascolive lo consentano, possono essere ammessi alle provvidenze di cui al comma precedente anche gli allevamenti caprini.

6. La durata del mutuo non potrà superare i venti anni per gli investimenti fondiari e dieci anni per l' acquisto di macchine, di attrezzi, del bestiame consentito e di ogni altra dotazione aziendale.

7. Per la realizzazione di opere di irrigazione a carattere collettivo gli incentivi previsti dalle leggi vigenti sono aumentati del 20 per cento quando i programmi irrigui consentano, a conclusione delle opere, che almeno il 40 per cento della superficie agricola utilizzata sia sfruttata da aziende che eseguono un piano di sviluppo già approvato o che il 70 per cento di detta superficie sia utilizzata da aziende che producono redditi da lavoro conformemente agli obiettivi di sviluppo di cui alla presente legge.

Art. 11

1. Nei limiti delle disponibilità finanziarie, possono usufruire dello stesso regime di aiuti e di sostegni anche le aziende il cui reddito di lavoro del titolare superi di non più del 10 per cento, il reddito comparabile, e che presentino strutture tali da porre in pericolo la conservazione del reddito a livello comparabile. I titolari di queste aziende devono dimostrare che gli oneri derivanti dagli investimenti previsti per l' ammodernamento aziendale sono necessari ad evitare che il loro reddito si riduca ad un livello inferiore a quello comparabile.

2. Il concorso nel pagamento degli interessi, di cui al comma precedente, è limitato all' ottanta per cento del mutuo ritenuto ammissibile e comunque ad un importo massimo di 33.648 unità di conto per ogni ULU impiegata nell' azienda, compreso l' imprenditore agricolo.

Art. 12

1. Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta, determina annualmente in considerazione del tasso globale fissato per il credito agrario, l' ammontare del concorso nel pagamento degli interessi e il tasso a carico del beneficiario, rispettivamente entro i limiti previsti dalla legge 9 maggio 1975, n. 153 e successive integrazioni e modificazioni.

Art. 13

1. Il contributo in conto capitale, previsto dall' art. 23 della legge 9 maggio 1975, n. 153 , è concesso qualora il piano di sviluppo preveda che al suo compimento la quota della vendita del bestiame e dei suoi prodotti superi il 50 per cento del complesso delle vendite effettuate dall' azienda. Il contributo medesimo sarà erogato in tre anni in ragione di 47 unità di conto per ettaro il primo anno, 32 unità di conto per ettaro il secondo anno, 16 unità di conto nel terzo anno.

2. Gli importi complessivi del contributo per azienda non potranno superare 2.350 unità di conto per il primo anno, 1.600 unità di conto per il secondo anno, 800 unità di conto per il terzo anno.

3. Nelle zone di montagna e nelle altre zone agricole svantaggiate, interessate, secondo le direttive regionali o i piani zonali, allo sviluppo zootecnico la misura dei contributi di cui al presente articolo è aumentata di un terzo se l' azienda dispone di più di 0,5 unità di bestiame adulto (UBA) per ettaro di superficie foraggera.

4. Il limite degli importi complessivi può essere superato nel caso di stalle sociali e di cooperative di conduzione e di produzione.

Art. 14

1. Agli imprenditori il cui piano di sviluppo sia stato approvato e che abbiano ottenuto il nulla - osta per la concessione del concorso nel pagamento degli interessi, ma che non siano in grado di prestare sufficienti garanzie per la contrazione dei mutui con gli Istituti di credito, la sezione speciale presso il fondo interbancario di garanzia, di cui all' art. 21 della legge 9 maggio 1975, n. 153 , concede fidejussione, previa autorizzazione della Giunta regionale, per la differenza tra l' ammontare del mutuo, compresi i relativi interessi, e il valore cauzionale delle garanzie offerte, maggiorato del valore attualizzato del concorso negli interessi.

2. La fidejussione non può eccedere il 50 per cento del mutuo comprensivo di capitale e di interesse, ma può essere elevata al 60 per cento nel caso in cui i piani di sviluppo siano stati presentati da giovani coltivatori di età inferiore ai 40 anni, da affittuari, mezzadri e coloni, ovvero da imprenditori le cui aziende ricadano in zone di montagna o delle zone svantaggiate e portata fino al 90 per cento per le cooperative agricole con prevalenza di soci aventi qualifica di coltivatori diretti, e altre forme associative.

3. Per gli affittuari, mezzadri e coloni che non siano in grado di offrire garanzie reali o che le possano offrire solo parzialmente, le operazioni di credito debbono essere effettuate dagli Istituti di credito secondo l' art. 20 della legge 9 maggio 1975, n. 153 , con la sola garanzia fidejussoria di cui al primo comma del presente articolo o con fidejussione pari alla differenza fra le garanzie eventualmente offerte e il totale del mutuo.

Art. 15

1. L' azienda agricola singola o associata che intende presentare un piano di sviluppo aziendale o interaziendale basato sull' ampliamento della superficie aziendale, può rivolgere domanda all' Ente di sviluppo agricolo in Umbria, per ottenere dall' organismo fondiario i terreni dei quali questo ultimo dispone, in applicazione delle norme contenute nella presente legge o di leggi in materia di utilizzazione delle terre incolte o insufficientemente coltivate.

Art. 16

1. Il piano di sviluppo, per usufruire degli aiuti previsti dalla presente legge, deve dimostrare che l'azienda agricola in via di ammodernamento, una volta realizzato il piano medesimo, sarà in grado di raggiungere in linea di massima, per una o due unità lavorative uomo( ULU) un reddito comparabile almeno uguale a quello determinato in base ai criteri di cui agli artt. 6 e 7.

2. Nella assegnazione delle terre che si renderanno disponibili sarà accordata priorità alle imprese familiari coltivatrici singole e associate alla cui conduzione concorrono unità lavorative giovani, nonchè alle cooperative agricole costituite prevalentemente da braccianti, mezzadri, coloni e affittuari, semprechè l' accorpamento concorra al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano di sviluppo.

3. Il piano di sviluppo, inoltre, deve essere in armonia con le linee programmatiche della Regione e con i piani zonali, comprensoriali e delle Comunità montane.

4. In particolare il piano di sviluppo aziendale o interaziendale deve contenere i seguenti elementi:

a) descrizione della situazione aziendale nel corso dell' anno precedente alla domanda;

b) descrizione, attraverso un bilancio di previsione, della situazione aziendale al momento in cui sarà ultimato il piano;

c) orientamenti produttivi prescelti con descrizione dei mezzi e strumenti idonei a realizzarli, con i relativi tempi di lavoro programmati;

d) condizioni di commercializzazione previste;

e) programma degli investimenti e piani di finanziamento con l' eventuale indicazione delle garanzie che si intendono offrire agli Istituti mutuanti;

f) eventuale documentazione relativa alla disponibilità , nei tempi precisati nel piano aziendale, delle terre che si intendono acquisire in proprietà o in affitto per l' ampliamento della superficie aziendale.

5. La durata di realizzazione del piano non può superare il periodo di sei anni ad eccezione dei piani che prevedono interventi nelle zone indicate dalla legge 10 maggio 1976, n. 352 e in quelle che eventualmente venissero comprese, ai sensi dell' art. 14 della medesima legge.

6. L' Ente di sviluppo agricolo in Umbria è tenuto a prestare, su richiesta degli imprenditori interessati, assistenza gratuita per la redazione dei piani di sviluppo aziendale o interaziendale a favore di aziende singole o associate e delle cooperative o associazioni di produttori legalmente riconosciute, che intendano usufruire dei benefici della presente legge.

Art. 17

1. Nel caso in cui il piano di sviluppo riguardi una azienda condotta in comune da imprenditori agricoli, titolari di proprie aziende, il reddito da lavoro comparabile di cui agli artt. 6 e 7, deve essere raggiunto per almeno una unità lavorativa uomo( ULU) tenendo conto sia della partecipazione all' azienda condotta in comune, sia del reddito ricavato dall' azienda di cui è titolare, sia del reddito ricavato dall' attività extraziendale.

2. I piani aziendali presentati da mezzadri o coloni, anche senza l' assenso dei proprietari concedenti, una volta approvati, sono attuati sotto la direzione del mezzadro o del colono cui si intendono accordate le facoltà per l' esecuzione dei miglioramenti fondiari, che sono riconosciute all' affittuario dalla legge 11 febbraio 1971, n. 11 .

3. Il reddito di lavoro comparabile di cui agli articoli 6 e 7, deve essere raggiunto da ciascun imprenditore.

Art. 18

1. Agli imprenditori agricoli a titolo principale che ne facciano richiesta e si impegnino a tenere una contabilità aziendale secondo gli indirizzi prescelti e le metodologie adottate dalla Regione per un periodo minimo di quattro anni e comunque non inferiore alla durata del piano, nel rispetto dell' art. 11 della direttiva CEE n. 159 del 1972, verrà concesso un contributo di 600 unità di conto, erogabile in quattro rate per un importo di 258 unità di conto nel primo anno, 171 unità di conto nel secondo anno, 105 unità di conto nel terzo anno e 66 unità di conto nel quarto anno.

2. Ai beneficiari di cui al comma precedente, che presentino un piano di sviluppo aziendale o interaziendale, per i quali la tenuta della contabilità è obbligatoria, potrà essere concesso in ognuno dei primi quattro anni il contributo di cui al comma precedente ed un ulteriore contributo di 60 unità di conto per ognuno degli anni successivi, fino al termine dell' attuazione del piano.

3. La Regione, al fine di acquisire la conoscenza differenziata e la puntuale e rapida documentazione dei fatti economici derivanti dallo svolgimento dell'attività agricola a livello aziendale, provvede ad istituire nell' ambito dei suoi servizi un apposito centro regionale di contabilità agraria, con il compito di:
 
- promuovere l' istituzione di una diffusa rete contabile;
 
- vigilare sulla corretta tenuta della contabilità agraria;
 
- elaborare i dati contabili relativi alle singole aziende per poter trarre elementi utili alla programmazione agricola regionale;
 
- fare indagini conoscitive sulle tendenze dello sviluppo dell' economia agricola in base ai fatti economici aziendali.

4. Nell' ambito delle attività sopra specificate, il centro opererà in collaborazione con l' Istituto nazionale di economia agraria (INEA), l' Ente di sviluppo agricolo in Umbria, i Consorzi tra comuni istituiti ai sensi della legge regionale 3 giugno 1975, n. 40 , le Comunità montane e le Associazioni dei produttori.

5. Apposita convenzione regolerà i rapporti tra Regione, Istituto nazionale di economia agraria ed Ente di sviluppo agricolo in Umbria e gli altri soggetti previsti nel comma precedente e fisserà i compiti a ciascuno spettanti, nonchè le modalità di raccolta, elaborazione, tenuta ed utilizzazione dei dati contabili.

Art. 19

1. Le domande intese ad ottenere gli aiuti di cui al precedente articolo debbono essere presentate al Consorzio tra comuni istituito ai sensi della legge regionale 3 giugno 1975, n. 40, ter ritorialmente competente, che provvederà alla relativa istruttoria nonchè all' ammissione o meno alla concessione del regime di aiuti.

2. La Giunta regionale in base alle proposte di concessione di cui al precedente comma, procederà alla liquidazione dei relativi contributi.

3. La contabilità aziendale di cui al precedente articolo, tenuta sia direttamente che attraverso Enti ed Associazioni riconosciuti ai sensi del successivo art. 20, deve essere redatto su modelli conformi al tipo predisposto dalla Giunta regionale.

4. La incompleta, irregolare o infedele compilazione dei modelli di cui al precedente comma comporta l'automatica esclusione dall' aiuto.

Art. 20

1. Agli imprenditori che si associano per realizzare programmi di assistenza tecnico - economica alle rispettive aziende nell' ambito dei piani comprensoriali e zonali o che abbiano come scopo una più razionale utilizzazione delle attrezzature e degli altri mezzi tecnici è concesso un contributo sui costi di gestione nel periodo di avviamento della associazione.

2. L' ammontare di tale contributo, che è riferito al primo biennio di attività , può variare da un minimo di 2.600 unità di conto fino ad un massimo di 7.890 unità di conto secondo il numero degli associati e l' attività esercitata in comune.

3. In conformità alla legge 9 maggio 1975, n. 153 , le associazioni legalmente riconosciute, per ottenere i contributi di cui al primo comma, debbono prevedere nei loro statuti sociali il voto pro - capite secondo le modalità previste dalle leggi in materia di cooperative agricole e di consorzi per la difesa attiva e passiva delle produzioni dalle avversità atmosferiche, nonchè dalle leggi speciali per le associazioni dei produttori.

4. Qualora le associazioni di cui al presente articolo curino la tenuta della contabilità agraria delle aziende dei soci, secondo quanto previsto dall' art. 11 della direttiva CEE 72/ 159, possono beneficiare di contributi per l' avviamento di tale attività fino ad un massimo di lire 5 milioni per ciascuna associazione.

5. I contributi di cui ai commi precedenti saranno assegnati dalla Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare.

Art. 21

1. Le funzioni amministrative inerenti l' applicazione delle norme contenute nel titolo I della presente legge sono attribuite ai Consorzi economico - urbanistici istituiti con legge regionale 3 giugno 1975, n. 40 e successive modifiche ed integrazioni.

2. Tali funzioni riguardano in particolare:
 
- ricevere, esaminare ed approvare entro 90 giorni dalla data di presentazione, sentito il Comitato consultivo di cui al comma successivo, i piani di sviluppo aziendale ed interaziendale, in base ai criteri indicati dal presente titolo ed in conformità degli obiettivi dei programmi di sviluppo comprensoriali o zonali, ed in loro mancanza in base alle direttive del Consiglio regionale;
 
- controllare le fasi di attuazione dei piani secondo le modalità e gli obiettivi in essi programmati ed in relazione alle successive erogazioni degli aiuti.

3. La programmazione degli interventi da parte dei Consorzi va definita in collaborazione con le Comunità montane competenti per territorio.

4. Nell' esercizio delle funzioni delegate i Consorzi garantiranno la più ampia partecipazione delle forze economiche e sociali presenti nel territorio.

5. A tal fine va costituito un apposito Comitato agricolo consultivo, del quale faranno parte le organizzazioni professionali sindacali e cooperative, incaricato di esprimere il parere sulle decisioni inerenti le funzioni delegate dalla presente legge.

6. Le Comunità montane, anche nei casi in cui assumono l' esercizio delle funzioni medesime, si avvarranno dell' apposito Comitato tecnico previsto nei rispettivi statuti.

7. Per l' espletamento delle funzioni delegate i Consorzi dei comuni e le Comunità montane si avvarranno delle articolazioni territoriali degli uffici della Regione e delle strutture dell' Ente di sviluppo agricolo in Umbria.

8. Fino alla costituzione dei consorzi previsti dalla legge di cui al primo comma le relative funzioni amministrative vengono svolte dalla Giunta regionale. La Giunta regionale provvederà con proprio atto, sentita la competente commissione consiliare a regolamentare tempi, procedure e modalità per assicurare un rapido espletamento degli adempimenti connessi alla definizione delle domande.

Art. 22

1. Le domande già definite di cui al precedente articolo vengono trasmesse alla Giunta regionale per la verifica e il pagamento.

2. Apposita convenzione regolerà i rapporti con gli Istituti di credito incaricati della concessione dei prestiti e dei mutui necessari e le relative procedure.

Art. 23

1. Gli organismi incaricati della istruttoria dei piani aziendali possono proporre alla Giunta regionale la sospensione o la revoca degli aiuti concessi a norma della presente legge qualora:
 
- il piano aziendale o interaziendale non venga attuato secondo le norme previste;
 
- le costruzioni o le istallazioni realizzate, il materiale acquistato, anche se in conformità al piano, durante il periodo di corresponsione degli aiuti, vengano destinati a fini diversi da quelli previsti dal piano;
 
- si verifichi la cessazione, anche parziale, dell' azienda;
 
- il beneficiario abbia fornito nel piano aziendale indicazioni non veritiere o tali da indurre in errore.

2. Gli Enti delegati possono avvalersi dei servizi agricoli della Regione per la vigilanza sull' attuazione dei piani aziendali sempre ai fini dell' ottenimento delle provvidenze di cui al presente titolo.

3. La sospensione o la revoca degli aiuti viene deliberata dall' organo che li aveva concessi.

Titolo II

INCORAGGIAMENTO ALLA CESSAZIONE DELL' ATTIVITA' AGRICOLA E DESTINAZIONE DELLA SUPERFICIE AGRICOLA UTILIZZATA E RESASI DISPONIBILE A SCOPI DI MIGLIORAMENTO DELLE STRUTTURE.

Art. 24

1. Per conseguire le finalità di cui al titolo I, anche attraverso una adeguata mobilità delle terre, la Regione istituisce aiuti in favore degli imprenditori che cessano anticipatamente l' attività agricola e rendono disponibili le terre da loro coltivate per la destinazione in via prioritaria alla ricomposizione e al miglioramento delle strutture fondiarie, al rimboschimento, alla difesa del suolo e alla conservazione dell'ambiente, secondo gli indirizzi dei piani comprensoriali e dei piani zonali nonchè della programmazione regionale.

2. Il regime di aiuti di cui al comma precedente consiste in:
 
- una indennità a favore di coloro i quali anticipano la cessazione dell' attività agricola;
 
- un premio di apporto strutturale a favore di coloro che rendono disponibili le terre di cui sono proprietari agli scopi indicati nel primo comma del presente articolo.

3. Per coordinare le funzioni delegate il Consiglio regionale impartisce direttive agli Enti delegati.

4. La Giunta regionale assicura l' attuazione della presente legge nel rispetto delle direttive regionali.

Art. 25

1. L' indennità di anticipata cessazione può essere concessa su domanda:

a) ai proprietari coltivatori diretti, o conduttori titolari di aziende agricole che destinino le terre agli scopi stabiliti dal presente titolo;

b) agli affittuari coltivatori diretti, affittuari conduttori di aziende agricole, mezzadri e coloni, enfiteuti, quando i proprietari delle rispettive aziende consentano la destinazione delle terre ai fini stabiliti dal presente titolo;

c) ai coadiuvanti familiari e lavoratori agricoli dipendenti che prestino la loro attività presso l'azienda il cui titolare benefici dell' indennità di anticipata cessazione.

Art. 26

1. Per usufruire della indennità di anticipata cessazione, i richiedenti devono:

a) aver compiuto i 55 anni di età ;

b) dedicare all' attività agricola almeno il 50 per cento del loro tempo di lavoro;

c) ricavare da tale attività almeno il 50 per cento del reddito complessivo da lavoro;

d) essere titolari di aziende con superficie non superiore a 15 ettari. Il requisito del limite di superficie aziendale non viene richiesto per le aziende ricadenti in zone montane o dichiarate svantaggiate ai sensi della direttiva CEE n. 268 del 1975.

2. I titolari di aziende con superficie superiore ai 15 ettari, purchè in possesso dei requisiti di cui alle lettere b) e c) del presente articolo, possono richiedere l' indennità di cessazione al compimento del 60º anno di età e goderne fino al 65º, a meno che non si tratti di vedove che abbiano acquistato la titolarità dell'azienda a seguito del decesso del coniuge o di invalidi affetti da una infermità che ne riduca la capacità lavorativa di almeno il 50 per cento; in tali casi trovano applicazione le norme di cui al primo comma del presente articolo.

3. L' indennità può essere concessa, in ogni caso, agli imprenditori di età compresa tra i 55 ed i 65 anni, le cui aziende ricadano in territori montani, qualunque sia la superficie relativa.

4. Per la concessione dell' indennità di cessazione può essere preso in considerazione un solo imprenditore agricolo per la stessa superficie agricola utilizzata.

5. Per il calcolo del tempo attivo si fa riferimento ad una settimana lavorativa di 40 ore; per reddito di lavoro si intende qualunque provento derivante da un' attività autonoma o subordinata, pubblica o privata, compreso il reddito derivante da trattamento pensionistico di fine attività lavorativa o di vecchiaia.

Art. 27

1. L' indennità di cessazione può essere concessa per ogni azienda limitatamente ad un coadiuvante familiare permanente oppure ad un lavoratore agricolo dipendente a titolo permanente.

2. La richiesta del coadiuvante familiare permanente prevale su quella del lavoratore agricolo dipendente a titolo permanente.

3. Ai sensi dell' art. 3, lettera c) e della direttiva CEE 72/ 160, si considerano coadiuvanti familiari permanenti e lavoratori agricoli dipendenti a titolo permanente i lavoratori che hanno esercitato l' attività agricola per almeno 5 anni prima dell' inoltro della domanda di indennità e che durante lo stesso periodo hanno dedicato almeno il 50 per cento della loro attività all' agricoltura.

4. Sempre agli stessi fini, si intendono per coadiuvanti familiari i lavoratori agricoli stabilmente addetti alla lavorazione o alla conduzione del fondo che facciano parte del nucleo familiare anagrafico del titolare dell' azienda, quali parenti, nei limiti di cui all' art. 77 del codice civile , dell' imprenditore o del coniuge dello stesso ancorchè deceduto.

Art. 28

1. Per la concessione dell' indennità di cessazione è richiesto agli imprenditori:

a) il richiedente deve avere esercitato, nelle situazioni di tempo e di reddito specificate all' art. 33 della legge 9 maggio 1975, n. 153 , l' attività agricola durante un periodo di almeno 5 anni prima della presentazione della domanda di indennità . In tale periodo è compresa l' attività svolta dal coniuge nei casi di subentro nella titolarità dell' azienda per decesso del coniuge stesso.

2. L' iscrizione negli elenchi degli aventi diritto alla assicurazione di invalidità e vecchiaia ai sensi della legge 26 ottobre 1957, n. 1047 , e successive modificazioni e integrazioni, costituisce presunzione assoluta dell' effettivo svolgimento di attività agricola, per il corrispondente periodo di tempo. Nei casi in cui non operi la presunzione predetta, la prova dell' effettiva attività agricola svolta nel periodo prescritto può essere fornita dall' interessato con ogni altro mezzo ritenuto valido dall' organo che provvede ad istruire la domanda;

b) di non avere in corso di realizzazione un piano di sviluppo aziendale o interaziendale ai sensi della presente legge;

c) di non aver alienato, con atto a titolo oneroso o a titolo gratuito, nel biennio precedente la domanda per l' indennità di cessazione, parte della propria azienda in misura superiore al 20 per cento della relativa superficie. Non si considerano a tali effetti atti di alienazione quelli conseguenti ad esproprio od a cessione per motivi di pubblica utilità o di interesse pubblico;

d) di impegnarsi, con atto sottoscritto ed autenticato da notaio o nei modi previsti dalla legge 4 gennaio 1968, n. 15 , e successive modificazioni ed integrazioni, a non esercitare ulteriore attività professionale agricola che comporti la commercializzazione dei prodotti ottenuti. L' inadempienza comporta la decadenza della concessione con l' immediato recupero, a carico dell' inadempiente, della indennità percepita fin dall' inizio.

3. L' imprenditore può conservare per i propri fabbisogni familiari la proprietà di una parte del fondo ceduto compresi i fabbricati rurali destinati ad abitazione ed annessi per una estensione non superiore al 15 per cento dell' intera superficie aziendale. A sua scelta egli può trattenere la predetta quota aziendale anzichè in proprietà a titolo di uso, ai sensi degli articoli 1021 e seguenti del Codice civile.

Art. 29

1. La concessione dell' indennità di cui agli articoli precedenti è in ogni caso subordinata, oltre che alla cessazione dell' attività agricola da parte del beneficiario nelle forme e con le conseguenze previste nei precedenti articoli, alla destinazione della superficie, nella quale si esercita l' attività agricola, ai seguenti scopi:
 
- affitto per almeno 15 anni o vendita agli imprenditori agricoli che beneficino delle misure previste dal titolo I della presente legge e che realizzino, con l' accorpamento, una migliore organizzazione aziendale;
 
- perseguimento dei fini di pubblica utilità , compreso l' imboschimento, in relazione alle indicazioni dei piani urbanistici territoriali o dei piani zonali.

2. La superficie agricola può essere altresì posta a disposizione dell' organismo fondiario, di cui ai successivi articoli, mediante vendita o affitto non inferiore a 15 anni, per essere destinata secondo le direttive regionali o quelle del piano zonale, ad uno degli scopi indicati dal presente titolo.

Art. 30

1. L' indennità di cessazione dell' attività agricola è corrisposta agli aventi titolo, a decorrere dalla data di effettiva cessazione dell' attività medesima e fino al compimento del 65º anno di età , nel seguente ammontare annuo, frazionabile, a richiesta dell' interessato, in dodici mensilità :
 
- 900 unità di conto per gli imprenditori coniugati;
 
- 600 unità di conto per gli imprenditori non coniugati o vedovi, per i coadiuvanti familiari permanenti agricoli e per lavoratori agricoli dipendenti a carattere permanente.

Art. 31

1. I beneficiari dell' indennità di anticipata cessazione possono ottenere l' autorizzazione alla prosecuzione del versamento dei contributi volontari per l' assicurazione di invalidità , vecchiaia e superstiti e per la tubercolosi.

2. Gli stessi beneficiari conservano il titolo all' assistenza sanitaria e agli assegni familiari, qualora rivestano la qualifica di capo famiglia, nei limiti e modalità previsti per la categoria di appartenenza.

Art. 32

1. Il premio di apporto strutturale di cui all' art. 24 della presente legge è istituito a favore di coloro che destinino le terre di cui sono proprietari agli scopi precisati negli articoli precedenti.

2. Possono richiedere il premio di cui al precedente comma:

a) gli imprenditori agricoli proprietari di terreni ai quali venga concessa l' indennità di anticipata cessazione e rendano disponibili i terreni ai fini di cui al precedente titolo; in questo caso, il premio si aggiunge all' indennità di cessazione dell' attività , al prezzo di cessione dei terreni, comprese le forme sostitutive di esso ed al canone di affitto;

b) i proprietari dei terreni concessi a mezzadria, a colonia, in affitto o in enfiteusi, i quali avendo il loro mezzadro, colono o enfiteuta chiesto l' indennità di anticipata cessazione, pongano i propri terreni a disposizione per gli scopi previsti dal presente titolo;

c) i proprietari che, pur senza avere titolo all' indennità di cessazione dell' attività , offrano i propri terreni per gli scopi di cui al presente titolo;

d) i proprietari sui cui fondi gli affittuari, i coloni, i mezzadri, salariati e braccianti si impegnino a realizzare, in forme associative, nell' azienda di cui divengano titolari per acquisto od affitto per la durata di almeno 15 anni, un piano di sviluppo come previsto al titolo I della presente legge;

e) i proprietari che cedano il fondo ai propri affittuari, coloni, mezzadri, salariati e braccianti in proprietà o in affitto per almeno 15 anni, per destinarlo all' ingrandimento di aziende sempre per la realizzazione di un piano di sviluppo ai sensi del titolo I della presente legge;

f) i proprietari concedenti a mezzadria e a colonia, qualora trasformino in affitto della durata di almeno 15 anni tali contratti;

g) gli affittuari, coloni, mezzadri ed enfiteuti, che cessino l' attività agricola anche nel caso in cui non possano fruire della indennità di cessazione dell' attività di cui al presente titolo e che pongano i terreni da essi condotti a disposizione per gli scopi previsti dal presente titolo; in questo caso il premio di apporto strutturale a favore dell' affittuario, mezzadro, colono e enfiteuta è cumulabile con quello previsto a favore del proprietario, il cui ammontare viene ridotto del 50 per cento.

Art. 33

1. Il premio di apporto strutturale è corrisposto in una unica soluzione, successivamente alla effettiva destinazione dei terreni agli scopi di cui al presente titolo.

2. L' importo del premio è pari ad 8 annualità del canone di affitto, determinato in base alle vigenti disposizioni in materia di equo canone; è ridotto a 6 annualità nel caso di anticipata cessazione prevista dalla lett. c) dell' articolo precedente.

3. In ogni caso, il premio è maggiorato del 25 per cento quando i terreni sono offerti in affitto.

4. Gli aventi titolo possono chiedere che l' ammontare del premio di apporto strutturale sia aggiunto a quello del prezzo di cessione dei terreni per la costituzione di una rendita vitalizia reversibile a favore del coniuge superstite, dei figli maggiori di età inabili al lavoro.

5. Gli Enti delegati di cui all' art. 19 della presente legge, entro 20 giorni, esprimono parere sulle richieste in relazione agli obiettivi dei piani zonali o comprensoriali e, comunque, delle direttive della Regione.

6. Le risultanze dell' istruttoria ed il parere dell' Ente delegato vengono trasmessi alla Giunta regionale, che, in base alle decisioni degli organismi predetti, rilascia motivato nulla - osta per il pagamento della indennità per anticipata cessazione.

7. Il nulla - osta viene trasmesso contemporaneamente all' INPS, che provvede al pagamento, ed al Ministero dell' agricoltura e delle foreste.

8. Per quanto concerne, invece, il premio di apporto strutturale, sulla base di elenchi degli aventi diritto predisposti dagli organismi di cui sopra, la Giunta regionale provvede al pagamento dei premi ed invia gli elenchi medesimi al Ministero dell' agricoltura e delle foreste per i rapporti finanziari con la Comunità europea.

9. Ai fini della concessione del premio verranno considerate con priorità le domande presentate dagli aventi titolo di cui alle lettere d), e), f) del precedente articolo.

Art. 34

1. Le domande per la corresponsione dell' indennità di anticipata cessazione nonchè quelle per il premio di apporto strutturale devono essere rivolte al consorzio, il quale provvede all' istruttoria tramite gli uffici agricoli regionali.

2. Gli uffici di cui al precedente comma provvedono, entro 30 giorni dal ricevimento della domanda:

a) all' istruttoria per verificare la rispondenza della richiesta di aiuti ai criteri stabiliti dalla presente legge e dalle direttive emanate dalla Regione;

b) all' accertamento della sussistenza delle condizioni richieste dal presente titolo e in particolare la effettiva destinazione delle terre agli scopi di cui all' art. 29. Qualora l' avente diritto alla indennità abbia fatto ricorso per la cessione del proprio fondo all' organismo fondiario, le certificazioni da questo rilasciate sono valide ai fini dell' espletamento delle relative incombenze istruttorie;

c) alla liquidazione dell' indennità di cui ai commi precedenti provvede la Giunta regionale previo riscontro del possesso dei requisiti e delle risultanze istruttorie.

Art. 35

1. Le funzioni di organismo fondiario sono esercitate dall' Ente di sviluppo agricolo in Umbria, il quale provvede all' acquisizione delle terre resesi disponibili, secondo quanto previsto dalla presente legge, mediante compravendita o affitto di durata di almeno 15 anni e di altri terreni offerti da proprietari che non beneficino delle provvidenze e degli interventi della presente legge.

2. L' Ente valuta le possibilità di effettiva destinazione agricola o extra agricola dei terreni acquisiti, dandone dettagliata comunicazione agli Enti territoriali interessati; provvede ad organizzare unità produttive idonee a consentire la formazione di imprese familiari, singole o associate, in armonia con gli indirizzi produttivi fissati dai piani zonali o dalle direttive regionali.

3. Alle assegnazioni dei terreni provvede l' organismo fondiario in conformità delle direttive regionali che fisseranno i criteri di assegnazione.

4. Hanno diritto di preferenza i giovani coltivatori di età inferiore ai 40 anni e le cooperative agricole.

5. Qualora sui fondi messi a disposizione dell' organismo fondiario esistano mezzadri, coloni o affittuari, questi, singolarmente o associati, in possesso dei requisiti richiesti per la presentazione del piano di sviluppo aziendale, hanno nei confronti dell' organismo fondiario diritto di prelazione per l' acquisto e priorità assoluta per l' ottenimento del fondo in affitto.

6. L' organismo fondiario, nell' ambito delle sue disponibilità, deve soddisfare tempestivamente le richieste delle aziende di cui all' art. 15 della presente legge, rilasciando dichiarazione di impegno che deve essere allegata al piano di sviluppo.

7. L' organismo fondiario può anche procedere all'immediata messa a disposizione, a titolo precario, delle terre richieste, salvo l' adozione dei provvedimenti definitivi a seguito della approvazione del piano di sviluppo.

8. I terreni che non possono essere destinati agli scopi di miglioramento strutturale, ma suscettibili sempre di valorizzazione agricola, verranno utilizzati nell'ambito dei piani zonali o secondo le direttive regionali, per operazioni di riordino fondiario, di accorpamento in particolare per l' arrotondamento di proprietà diretto - coltivatrici, ai sensi della legge 26 maggio 1965, n. 590 , e successive modificazioni ed integrazioni; per iniziative sperimentali dimostrative o per formazione di aziende silvo - pastorali.

9. Per tali terreni l' organismo fondiario, sempre, su parere del Consorzio, può adottare misure temporanee di utilizzazione anche mediante concessioni precarie a terzi, i quali sono in ogni caso obbligati a rilasciare i fondi in qualunque momento a richiesta dell' organismo stesso. Tali concessioni non possono avere una durata superiore ad un anno.

10. L' organismo fondiario informa trimestralmente la Regione dell' attività svolta in attuazione del presente titolo, in modo che la Regione medesima possa a sua volta trasmettere le notizie al Ministero dell'agricoltura e delle foreste per i rapporti con la Comunità europea.

Art. 36

1. Il prezzo di cessione delle terre da parte dell' organismo fondiario agli imprenditori che realizzino un piano di sviluppo agricolo non può essere superiore a quello corrisposto all' originario proprietario; il canone per l' affitto dei terreni da parte degli imprenditori predetti all' organismo fondiario e da parte di questo agli originari imprenditori, è determinato e corrisposto in base alle vigenti disposizioni di legge in materia di equo canone.

2. Il pagamento del prezzo di cessione delle terre al proprietario avrà luogo in tre rate, di cui la prima al momento della stipula dell' atto e le altre entro il 31 dicembre dell' anno successivo alla predetta stipula.

3. Gli aventi diritto possono chiedere che, in luogo della corresponsione del prezzo di vendita delle terre, venga costituita, a loro favore, con l' ammontare del prezzo medesimo, una rendita vitalizia, da determinarsi sulla base della " tariffa di rendita vitalizia immediata", adottata dall' Istituto nazionale assicurazioni ed approvata dal Ministero dell' industria, del commercio e dell' artigianato.

4. Detta rendita è reversibile a favore del coniuge superstite, dei figli minori e dei figli maggiori di età , inabili al lavoro.

Titolo III

ISTITUZIONE DI UN SERVIZIO DI INFORMAZIONE SOCIO - ECONOMICA E QUALIFICAZIONE PROFESSIONALE DELLE PERSONE OCCUPATE IN AGRICOLTURA.

Art. 37

1. La Regione promuove l' istituzione di un servizio di informazione socio - economica con il compito di:
 
- dare alla popolazione agricola una informazione generale sulle possibilità di migliorare la propria condizione socio - economica;
 
- studiare ed esaminare i casi individuali in vista di un adattamento a nuove situazioni;
 
- mettere le persone, interessate a dare un nuovo orientamento alle loro aziende, in contatto con i servizi competenti presenti sul territorio regionale;
 
- fornire consigli ed orientamenti per lo svolgimento, il proseguimento o la cessazione definitiva dell' attività agricola, o per la eventuale scelta di un' altra attività ;
 
- far conoscere le possibilità di una migliore qualificazione professionale nel settore agricolo e le prospettive offerte ai propri familiari nel settore stesso ed in altri settori;
 
- far conoscere e valutare le possibilità di soluzioni associative nell' ambito dei processi di produzione, trasformazione e commercializzazione per consentire la maturazione di una coscienza associativa e cooperativistica;
 
- indirizzare gli interessati ai competenti servizi per il migliore svolgimento delle procedure amministrative inerenti al soddisfacimento delle esigenze proprie e di quelle dei familiari.

2. L' attività di informazione socio - economica è svolta in conformità degli obiettivi fissati dalla programmazione regionale, comprensoriale e delle Comunità montane, in particolare con le scelte prioritarie contenute nei piani zonali, nonchè nelle direttive regionali.

Art. 38

1. La Regione istituirà, nell' ambito della propria organizzazione amministrativa, un apposito servizio con il compito di:
 
- coordinare l' informazione socio - economica con l' attuazione della programmazione regionale e con le strutture per la formazione, informazione e qualificazione agricola;
 
- studiare idonee metodologie per l' espletamento della informazione socio - economica;
 
- determinare i criteri per la formazione, il perfezionamento e l' aggiornamento degli informatori socio - economici;
 
- esercitare il controllo sull' attività degli Enti riconosciuti idonei a svolgere attività di informazione socio - economica.

2. In particolare, il servizio provvederà, in collaborazione con gli altri uffici dell' Amministrazione regionale, degli enti locali e con gli enti operanti nella regione, alla rilevazione dei principali processi di ristrutturazione dell' agricoltura nell' ambito del territorio regionale e di mobilità territoriale e settoriale della popolazione agricola.

Art. 39

1. Per quanto concerne le attività di informazione valgono le disposizioni contenute nella legge 9 maggio 1975, n. 153 , fatte salve le competenze statutariamente riservate al Consiglio regionale, sia per quanto riguarda l' organizzazione sia per quanto riguarda la spesa.

Art. 40

1. La Regione svolge l' attività di informazione socio - economica sulla base di specifici programmi annuali approvati dal Consiglio regionale e ne affida la gestione ai consorzi di comuni ed alle Comunità montane.

2. Tale attività può essere altresì affidata alle Associazioni, Enti o Istituti di diritto pubblico o privato che abbiano ottenuto il riconoscimento previsto dall' art. 49 della legge 9 maggio 1975, n. 153 .

3. I consorzi di Comuni, le Associazioni, gli Enti e gli Istituti di cui sopra, devono presentare entro il 30 novembre di ogni anno una relazione sull' attività svolta e il rendiconto economico.

4. Annualmente la Giunta regionale presenterà una relazione al Consiglio sull' attività svolta e sui risultati conseguiti.

Art. 41

1. I compiti degli Enti delegati nell' ambito del territorio di loro competenza sono:
 
- formulare programmi annuali per lo sviluppo dell'attività di informazione socio - economica;
 
- coordinare l' attività di informazione socio - economica;
 
- garantire la partecipazione dei produttori e lavoratori agricoli a quanto previsto dal presente titolo.

Art. 42

1. Al riconoscimento delle Associazioni regionali provvede il Presidente della Giunta regionale sentito il parere della competente commissione consiliare.

2. Ai fini del riconoscimento le Associazioni devono avere i seguenti requisiti:

a) essere costituite da produttori singoli o associati e con l' adesione di almeno 500 produttori;

b) avere una durata non inferiore a 10 anni;

c) essere rette da uno statuto deliberato a maggioranza assoluta dagli aderenti all' associazione;

d) prevedere l' adozione di quadri di consulenti socio - economici in possesso di requisiti per lo svolgimento dell' attività assunta come scopo sociale che, entro il triennio successivo alla costituzione dell' associazione, siano formati per almeno il 75 per cento da consulenti socio - economici in possesso del titolo previsto dalla legge 9 maggio 1975, n. 153 ;

e) assumere come scopo sociale, la creazione di servizi informativi per i propri associati e lo svolgimento delle attività di cui all' art. 50 della legge 9 maggio 1975, n. 153 .

3. Il riconoscimento è valido per cinque anni e può essere rinnovato alla scadenza di ciascun quinquennio con la procedura di cui al primo comma, previo accertamento della persistenza delle condizioni richieste, e salve le eventuali modifiche statutarie.

4. Il riconoscimento e il suo rinnovo sono dati su documentata domanda delle associazioni da presentarsi al Presidente della Giunta regionale.

Art. 43

1. L' idoneità a svolgere compiti di informazione socio - economica degli istituti ed enti che operino soltanto nell' ambito regionale, è riconosciuta con deliberazione della Giunta regionale sentita la competente commissione consiliare, su documentata domanda dell' istituto od ente, da presentarsi al Presidente della Giunta regionale.

2. La Giunta accerta in particolare, l' adeguamento delle norme statutarie e dell' organizzazione dell' istituto od ente alle esigenze connesse all' espletamento dei compiti di cui alla presente legge.

3. Il riconoscimento è valido per cinque anni e può essere rinnovato a scadenza di ciascun quinquennio con la procedura di cui al primo comma, previo accertamento della persistenza delle condizioni richieste e salvo l' ulteriore adeguamento ai sensi del comma precedente.

Art. 44

1. Sulla base del programma annuale approvato dal Consiglio regionale, la Giunta regionale provvede con proprie deliberazioni alla concessione e liquidazione dei contributi previsti dagli artt. 59 e 60 della legge 9 maggio 1975, n. 153 e degli eventuali anticipi.

Art. 45

1. Ai sensi dell' art. 36 del DPR n. 616 del 24 luglio 1977, la Regione istituisce corsi di formazione e perfezionamento, nonchè incontri di aggiornamento, di consulenti socio - economici.

2. Le materie di insegnamento previste per i predetti corsi sono, oltre a quelle previste dall' art. 51, lett. b), della legge 9 maggio 1975, n. 153 , anche le seguenti:
 
- programmazione e assetto territoriale;
 
- diritto di famiglia;
 
- orientamento scolastico e professionale;
 
- psicologia della popolazione rurale, metodi di contatto e animazione;
 
- aspetti tecnici, produttivi ed economici inerenti alle coltivazioni e agli allevamenti.

3. Ai fini dell' attuazione dei corsi e degli incontri di cui sopra, la Regione stipulerà apposite convenzioni con l' Università degli studi di Perugia.

Art. 46

1. Sono ammessi ai corsi di formazione di consulenti socio - economici i candidati che abbiano almeno i seguenti requisiti:

a) età non inferiore ad anni 21 e non superiore ad anni 40, fatte salve le eccezioni previste dalle norme sulla partecipazione ai pubblici concorsi;

b) possesso per almeno l' 80 per cento dei partecipanti, di diploma di laurea in scienze agrarie o forestali o medicina veterinaria o scienze naturali o biologiche o di diploma di istituto medio superiore ad indirizzo agrario; per il restante 20 per cento potranno essere ammessi coloro che avendo età non inferiore ad anni 25 e non superiore ad anni 45, abbiano per almeno 5 anni svolto attività di direzione in organizzazioni professionali, sindacali e cooperative di interesse agricolo;

c) avere superato un colloquio psico - attitudinale inteso ad accertare la propensione all' attività di consulente socio - economico.

2. Per l' ammissione ai corsi di perfezionamento sono richiesti i seguenti requisiti:

a) avere svolto per almeno 3 anni attività pratica di consulente socio - economico;

b) avere superato un colloquio inteso ad accertare, sulla base della esperienza acquisita, l' attitudine dei candidati a frequentare con profitto i corsi di perfezionamento di consulenti socio - economici.

3. Gli incontri di aggiornamento sono riservati ai consulenti socio - economici in attività di servizio.

Art. 47

1. A coloro che hanno frequentato con profitto i corsi di formazione di consulenti socio - economici, viene rilasciato un attestato ufficiale contenente la valutazione finale espressa in sessantesimi e valida quale requisito preliminare necessario ai fini dell' eventuale assunzione in servizio. Sulla base dei risultati verrà predisposta apposita graduatoria.

2. Anche a seguito dei corsi di perfezionamento e degli incontri di aggiornamento vengono rilasciati appositi attestati di frequenza.

Art. 48

1. La Giunta regionale nomina una commissione che ha il compito di valutare i titoli presentati dagli aspiranti ai corsi di formazione di consulenti socio - economici, e sulla base del colloquio previsto alla lettera c) del precedente art. 46, formare la graduatoria necessaria all' ammissione al corso stesso; tale commissione è così composta:
 
- dal Presidente della Giunta regionale o suo delegato che la presiede;
 
- da tre rappresentanti della Regione nominati dal Consiglio regionale con voto limitato;
 
- da un rappresentante ESAU;
 
- da un rappresentante designato dall' Università e scelto tra i docenti di agraria;
 
- da tre rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, designati dalle rispettive organizzazioni regionali.

2. Le funzioni di segreteria sono svolte da un dipendente regionale.

Art. 49

1. I consulenti socio - economici in possesso dell' attestato rilasciato dall' organo incaricato a tenere i corsi di formazione dei consulenti socio - economici possono essere assunti con contratto professionale a termine, procedendo secondo l' ordine di graduatoria degli idonei compilata al termine dei relativi corsi effettuati ai sensi dell' art. 51 e seguenti della legge 9 maggio 1975, n. 153 .

2. Nelle assunzioni dovranno essere utilizzate a progressivo esaurimento le graduatorie degli idonei formulate al termine di ogni anno, a cominciare da quella relativa al 1978.

Art. 50

1. Per consentire agli occupati in agricoltura, con età superiore ai 18 anni ed inferiore ai 55 anni, di acquisire una migliore aggiornata qualificazione nella professione agricola, la Regione istituisce appositi corsi di qualificazione e di specializzazione, in conformità a quanto previsto dall' art. 55 della legge 9 maggio 1975, n. 153 .

2. La Regione può affidare lo svolgimento di attività di qualificazione e di specializzazione, di cui al primo comma, alle organizzazioni professionali e dei produttori agricoli maggiormente rappresentative sul piano nazionale, che debbono avvalersi di associazioni o istituzioni specializzate da esse costituite.

3. I corsi per la qualificazione professionale in agricoltura sono istituiti sulla base delle previsioni del piano regionale per la formazione e qualificazione professionale.

Art. 51

1. I corsi di cui all' articolo precedente dovranno essere articolati:

a) corsi di formazione e qualificazione professionale di capi d' azienda;

b) corsi di formazione e qualificazione professionale di lavoratori agricoli dipendenti e di coadiuvanti familiari;

c) corsi di aggiornamento e di perfezionamento di capi d' azienda.

2. I corsi di formazione e qualificazione dovranno avere una durata di almeno 200 ore, riservate tanto all' insegnamento teorico di base quanto alle esercitazioni pratiche ed ai sopralluoghi aziendali.

3. I corsi di aggiornamento e perfezionamento dovranno avere una durata di almeno 120 ore.

4. A coloro che hanno frequentato con profitto i corsi di formazione viene rilasciato un attestato.

5. Ad integrazione del mancato guadagno, viene concesso un premio di frequenza a coloro che hanno seguito con profitto i corsi per capi di azienda.

6. La misura dei premi, per ciascun tipo di corso, verrà determinata annualmente, entro la data del 31 ottobre, dalla Giunta regionale.

7. I programmi dei corsi di cui alla lett. a) debbono avere carattere teorico e pratico, comunque devono rispettare un continuo collegamento con la realtà e basarsi sui seguenti argomenti:
 
- analisi della gestione aziendale;
 
- tecnica delle coltivazioni, con particolare riferimento a quelle tipiche della zona;
 
- tecnica degli allevamenti;
 
- problemi della produzione e del mercato dei principali prodotti agricoli;
 
- commercializzazione dei prodotti agricoli;
 
- problemi di carattere associativo con particolare riguardo all' attività collettiva per la raccolta, conservazione, lavorazione, trasformazione e vendita dei prodotti agricoli;
 
- problemi sociali e del lavoro in agricoltura.

8. I programmi dei corsi di cui alla lett. b) devono avere carattere pratico con particolare riferimento alla specializzazione delle operazioni colturali, all'uso delle macchine, degli antiparassitari, dei concimi e degli altri mezzi di produzione ed al razionale allevamento delle varie specie di bestiame.

9. Saranno trattati, inoltre, problemi particolari relativi ai singoli ambienti in cui operano gli interessati.

10. Ai corsi di cui alla lett. c) sono ammessi, a cicli triennali, coloro che hanno frequentato i corsi di cui alla lett. a) e abbiano esercitato nello stesso periodo attività di capo azienda.

Art. 52

1. La vigilanza ed il controllo del regolare svolgimento dei corsi, nonchè in ordine al rispetto dei programmi di attività , vengono esercitati dalla Giunta regionale.

Titolo IV

DISPOSIZIONI FINALI

Art. 53

1. Le disposizioni previste dalla presente legge, che non abbiano carattere regolamentare, sono adottate dalla Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare.

Art. 54

1. In attesa della istituzione dei Consorzi di cui alla legge regionale n. 40 del 3 giugno 1975, tutte le funzioni attribuite dalla presente legge agli stessi, sono esercitate dalla Giunta regionale.

Art. 55

1. In caso di inadempienza degli Enti od Organizzazioni cui vengono affidati i compiti in attuazione della presente legge, la Giunta regionale invita gli stessi a provvedervi entro un periodo di tempo previsto dalla IV direttiva CEE trascorso il quale provvede direttamente al compimento dei singoli atti.

Art. 56

1. Gli Enti delegati inviano semestralmente una relazione alla Giunta regionale sull' attività svolta e sui problemi generali e particolari che si presentano in connessione con l' attuazione delle misure previste dalla presente legge.

2. La Giunta regionale provvederà a sua volta a rimettere annualmente al Consiglio una dettagliata relazione sui risultati conseguiti dall' attuazione della presente legge; provvederà altresì alle segnalazioni periodiche al Ministero dell' agricoltura e delle foreste previste dalla legge 9 maggio 1975, n. 153 .

Art. 57

1. Agli oneri derivanti dalla attuazione della presente legge la Regione farà fronte con i fondi che verranno stanziati dalla legge 9 maggio 1975, n. 153 , in base al riparto stabilito dal CIPE di cui al capitolo 821 della parte entrata ed ai capitoli 1170- 1171- 1173- 1174- 1175- 1176- 1177- 3485- 3486- 3615 della parte uscita del bilancio 1978.

2. La Giunta regionale, sulla base dei programmi stralcio annuali approvati dal Consiglio, ripartisce i fondi relativi allo svolgimento dei corsi di qualificazione, aggiornamento e perfezionamento degli operatori agricoli.

Art. 58

1. La Regione può , con fondi tratti dal proprio bilancio, promuovere iniziative volte all' ampliamento delle attività di cui al titolo III, nel rispetto dei principi di cui alla direttiva CEE 72- 161, della legge 9 maggio 1975, n. 153 e delle norme generali che regolano la materia.


Note della redazione

(1)  - 

Abrogata dalla L.R. 31 marzo 1988, n. 11, art. 28, comma 1 e dalla L.R. 21 ottobre 1992, n. 15, art. 28