Atto abrogato

Regione Umbria
LEGGE REGIONALE n. 29 del 31 Maggio 1982 (1)
Norme ed indirizzi per il riordino delle funzioni amministrative e per la programmazione dei servizi in materia socio - assistenziale.
Pubblicazione: Bollettino Ufficiale n. 32 del 08/06/1982


Titolo I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1

Finalità

1. La Regione in attuazione delle norme costituzionali e dell'articolo 6 dello Statuto regionale, promuove la formazione di un sistema di sicurezza sociale, il quale assicuri il pieno e libero sviluppo della personalità e l'effettiva partecipazione alla vita del Paese, concorrendo a rimuovere le cause di ordine economico e sociale che impediscono il raggiungimento di un livello di vita dignitoso.

2. A tale scopo, con la presente legge, la Regione detta norme per l'organizzazione e la gestione delle attività e dei servizi socio - assistenziali e per il riordino delle funzioni degli Enti locali nonchè per la loro integrazione con il servizio sanitario regionale ai fini di quanto previsto dal titolo terzo della legge regionale 19 dicembre 1979, n. 65 .

Art. 2

Oggetto

1. Le funzioni dei Comuni in materia socio - assistenziale soggette al riordino di cui alla presente legge concernono:

1) le funzioni già di competenza dei Comuni in forza di disposizioni di legge precedenti al DPR 616/ 1977 ;

2) le funzioni relative all'organizzazione e all'erogazione dei servizi trasferite ai Comuni dal DPR 616/ 1977 e già svolte dagli uffici centrali e periferici dell'Amministrazione statale, dall'Amministrazione regionale e dalle Amministrazioni provinciali nonchè dagli Enti nazionali di assistenza di cui alla tabella "B" del DPR 616/ 1977 , compresa la nota aggiuntiva e dalle IPAB operanti nell'ambito regionale e dagli ECA;

3) ogni altra funzione assistenziale attribuita con legge dello Stato.

2. Le funzioni di cui al comma precedente sono esercitate dalle Associazioni dei Comuni e dalle Comunità montane di cui al titolo primo della legge regionale 19 dicembre 1979, n. 65 per gli ambiti territoriali ivi previsti, le quali si avvalgono per la gestione delle Unità sanitarie locali istituite dalla legge 833/ 1978 che assumono la denominazione di Unità locali per i servizi sanitari e socio - assistenziali - ULSS.

3. Ai fini della presente legge le Associazioni dei Comuni e le Comunità montane di cui al comma precedente sono indicate con "le Associazioni dei Comuni".

4. Le Province esercitano, nell'ambito delle materie oggetto della presente legge le competenze loro attribuite dall' art. 26 del DPR 616/ 1977 .

5. La Giunta regionale, nell'ambito delle proprie competenze esercita le funzioni di indirizzo, coordinamento e verifica.

Art. 3

Principi

1. L'organizzazione, la programmazione e la gestione delle attività svolte nell'esercizio delle funzioni di cui alla presente legge si uniformano ai seguenti principi:

1) preminenza del momento preventivo al fine di impedire l'insorgenza di fattori di disadattamento sociale;

2) preferenza per soluzioni che si rivolgono alla generalità della popolazione;

3) garanzia del diritto per i soggetti a non essere sradicati dalla propria famiglia e dalla propria comunità locale: gli interventi di ricovero in istituti sono limitati ai soli casi in cui ciò si renda indispensabile;

4) promozione ed utilizzazione delle risorse espresse dalla società civile nella varietà delle sue libere articolazioni: volontariato, cooperazione, istituzioni pubbliche e private, per il conseguimento delle finalità di cui alla presente legge;

5) recupero dei soggetti socialmente disadattati o affetti da minorazioni psicofisiche e sensoriali favorendone l'inserimento o il reinserimento nel normale ambiente familiare, sociale, scolastico e lavorativo;

6) partecipazione e controllo sociale dei cittadini alla determinazione degli obiettivi, alla programmazione, alla gestione e alla verifica dei servizi;

7) uguaglianza di prestazioni commisurate al bisogno, prevedendo differenziazioni dei servizi solo in relazione alla specificità delle esigenze.

Art. 4

Esercizio delle funzioni

1. Le Associazioni dei Comuni esercitano le funzioni di cui alla presente legge attraverso le ULSS.

2. Con il Regolamento di cui al successivo art. 25 le Associazioni dei Comuni individuano quali tra le funzioni di promozione sociale di cui al Capo I - Titolo II - della presente legge, per esigenze di carattere organizzativo sono esercitate attraverso altri organismi di gestione.

3. Con lo stesso Regolamento le Associazioni dei Comuni individuano, in base ad esigenze di carattere locale, quali prestazioni relative ad interventi assistenziali di cui al Capo II - Titolo II - della presente legge possano essere erogate dai singoli Comuni o dai Consigli di Circoscrizione ove istituiti.

Art. 5

Soggetti

1. Destinatari dei servizi delle prestazioni e degli interventi sono i cittadini residenti in Umbria, gli apolidi ed i rifugiati, i soggetti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria ed, in via di urgenza, gli stranieri e coloro che si trovano occasionalmente in Umbria, per il tempo necessario al loro rientro nel luogo di provenienza.

Titolo II

FUNZIONI SOCIO - ASSISTENZIALI


Capo I

PREVENZIONE E PROMOZIONE SOCIALE

Art. 6

Interventi di prevenzione

1. Gli interventi di prevenzione sono volti ad individuare ed eliminare le situazioni che determinano l'insorgere di stati di bisogno e di emarginazione.

2. A tal fine le Associazioni dei Comuni attuano studi e ricerche volti ad identificare le cause degli stati di bisogno ed emarginazione in atto, nonchè le situazioni collettive di rischio e promuovono la più ampia informazione della collettività predisponendo progetti di intervento.

Art. 7

Promozione sociale

1. Le Associazioni dei Comuni promuovono e favoriscono lo sviluppo e la qualificazione dei servizi, sia di quelli esistenti e di riconosciuta utilità, sia di quelli previsti dalla presente legge, rivolti alla generalità dei cittadini ed ai soggetti esposti ai rischi di emarginazione sociale e finalizzati alla promozione della persona ed all'elevamento della qualità della vita.

Art. 8

Attività di assistenza alla maternità e all'infanzia.

1. Le attività rivolte a favorire una procreazione responsabile e a tutelare l'infanzia e l'età evolutiva comprendono:

1) assistenza sociale e psicologica per la preparazione alla maternità e paternità responsabile e per la soluzione di problemi attinenti la personalità del singolo e i rapporti interni alla coppia e alla famiglia, compresa quella adottiva e affidataria, con particolare riferimento ai rapporti con i minori;

2) promozione di iniziative di educazione sessuale del singolo, della coppia e della comunità da attuare d'intesa con istituzioni, associazioni e forze sociali interessate a tali problematiche;

3) iniziative di educazione sociale e sanitaria dirette alla divulgazione delle informazioni necessarie alla conoscenza dei problemi connessi alla procreazione responsabile alla individuazione di eventuali rischi di natura genetica, all'igiene della gravidanza e alla protezione dell'infanzia;

4) tutela psico - fisica della donna e del concepito con riguardo alla prevenzione prenatale, alla gravidanza e alla maternità, comprese le attività dirette a prevenire l'interruzione volontaria della gravidanza mediante il sostegno morale e materiale alle madri in difficoltà ;

5) assistenza nei casi di interruzione volontaria della gravidanza con particolare riferimento ai casi in cui è previsto l'intervento del giudice;

6) assistenza e tutela della prima infanzia;

7) preparazione e sostegno nei confronti del minore che chiede al Tribunale per i minorenni l'autorizzazione a contrarre matrimonio fornendo ogni documentazione utile per la decisione;

8) azione di chiarimento, di conciliazione, di consulenza anche giuridica per le coppie in disaccordo e per quelle che si orientano verso la separazione;

9) azione di chiarimento, di consulenza e di sostegno per gli affidamenti della prole ad uno dei genitori in caso di rottura del nucleo familiare a seguito di separazione, divorzio o annullamento del matrimonio;

10) interventi di chiarimento e di consulenza in caso di conflitto in ordine all'esercizio della potestà genitoriale e in caso di comportamento dei genitori pregiudizievole per i figli;

11) inchieste e interventi richieste dai giudici nel settore del diritto di famiglia con particolare riferimento ai figli minori.

Art. 9

Attività di aggregazione sociale

1. Le Associazioni dei Comuni promuovono nell'ambito dei distretti, anche a mezzo di strutture permanenti, iniziative ed attività di aggregazione culturale, ricreativa, sportiva e di informazione dei cittadini, finalizzate al permanere nel proprio ambiente di vita e ad un progressivo inserimento nella società dei giovani e degli anziani soggetti a rischio di emarginazione.

Art. 10

Servizi per il tempo libero

1. Nell'ambito dell'attività di aggregazione sociale e di qualificazione del tempo libero, le Associazioni dei Comuni per favorire i processi di socializzazione dei soggetti a rischi di emarginazione, promuovono, anche in collaborazione con le famiglie dei soggetti interessati e collegandosi ove possibile con i servizi del tempo libero esistenti nel territorio, la realizzazione di soggiorni di vacanza e di altre attività socio - ricreative quali campeggi, parchi - gioco, centri "in loco", prevedendo l'eventuale concorso nelle spese.

2. Le Associazioni dei Comuni assicurano che le attività socio - ricreative estive rivolte ai minori, in quanto attività integrative del processo educativo, siano svolte nel quadro di una programmazione unitaria ed interdisciplinare degli interventi coinvolgendo in particolare gli organi della scuola.

3. Per la realizzazione di tali attività sono utilizzate tutte le strutture idonee esistenti sul territorio regionale od anche fuori di esso.

Art. 11

Tutela psico - affettiva dei minori ricoverati nei presidi ospedalieri

1. Le Associazioni dei Comuni al fine di garantire l'assistenza familiare e la tutela psico - affettiva dei minori da 0 a 12 anni ricoverati sono tenuti a consentire l'accesso e la permanenza dei genitori e loro sostituti, nei presidi ospedalieri nell'intero arco delle 24 ore.

2. I genitori, o loro sostituti, hanno facoltà di assistere il bambino durante le visite mediche anche ambulatoriali, all'atto dei prelievi per esami laboratoristici, durante le medicazioni, salvo che ciò non contrasti con esigenze di carattere igienico o con l'incolumità di terzi.

3. I genitori possono collaborare altresì all'organizzazione dei tempi e delle modalità dei pasti, del gioco e del riposo.

4. Il personale sanitario è tenuto a fornire ai genitori, oltre le normali informazioni sulla natura e decorso della malattia, ogni altro elemento sulle prestazioni mediche a cui sarà sottoposto il minore e sui relativi tempi di attuazione.

5. Nell'ambito delle previsioni normative di cui all' art. 17 della legge 833/ 1978 sono dettate norme per l'istituzione e la riorganizzazione funzionale delle divisioni, sezioni, servizi ostetrici e pediatrici, dei presidi ospedalieri pubblici e privati, convenzionati per garantire in particolare:

1) la presenza in sala travaglio ed in sala parto di una persona su richiesta della donna;

2) la permanenza del neonato accanto alla madre;

3) l'assistenza familiare ai minori anche nelle ore notturne.

6. E' comunque assicurata anche in assenza di apposite ristrutturazioni funzionali di reparto, con decorrenza immediata, eventualmente con modalità organizzative a carattere provvisorio, la disponibilità per i piccoli ospiti, di idonei spazi per attività ludiche ed espressive e per agevolare la permanenza e l'assistenza familiare nelle ore notturne.

7. Le disposizioni di cui al presente articolo sono estese alle Case di cura private operanti nella regione.

Art. 12

Interventi di sostegno ed integrazione sociale dei cittadini soggetti a rischio di emarginazione

1. Le Associazioni dei Comuni utilizzando tutte le risorse sociali ed economiche presenti nel territorio, operano per promuovere l'inserimento ed il reinserimento sociale di soggetti in particolari situazioni di debolezza ed esposti a gravi rischi di emarginazione, nonchè di soggetti già istituzionalizzati.

2. Ai fini di cui al comma precedente ed in armonia con quanto previsto dalla legge regionale sul sistema formativo, le Associazioni dei Comuni:

a) assumono iniziative per il rispetto delle norme relative al collocamento obbligatorio al lavoro delle categorie protette;

b) propongono e attuano iniziative finalizzate all'adeguamento delle capacità professionali in relazione agli effettivi sbocchi nel mercato del lavoro: gli interventi suindicati sono inseriti in via prioritaria nel piano regionale di formazione professionale;

c) favoriscono l'inserimento lavorativo nelle imprese economiche promuovendo e agevolando forme di cooperazione alle quali partecipino, insieme ad altri cittadini, soggetti di cui al comma precedente.

3. Le imprese artigiane e cooperative di cui almeno un decimo degli addetti sia rappresentato da soggetti suindicati, sono ammesse con priorità alle agevolazioni ed ai finanziamenti previsti dalle vigenti leggi regionali in materia.

4. Le Associazioni dei Comuni intervengono nei confronti delle imprese di cui sopra per adeguare i beni strumentali ed il posto di lavoro destinati all'attività lavorativa dei portatori di handicaps.

5. Esse possono acquistare attrezzature e concederne l'uso, anche per il lavoro autonomo, e in via eccezionale, erogano contributi;

d) assicurano la presenza di personale specializzato nella prima fase d'inserimento ed a tal uopo predispongono la formazione e l'aggiornamento del relativo personale nell'ambito dei piani di formazione.

6. Concessioni in uso e contributi sono erogati previa stipula di convenzioni tra le Associazioni dei Comuni, i singoli, le imprese e le cooperative sulla base di uno schema - tipo predisposto dalla Giunta regionale.

7. Le Associazioni dei Comuni promuovono anche attraverso forme di convenzione con la scuola pubblica, corsi di formazione professionale per i disabili finalizzati ad idonei ipotesi di occupazione nell'ambito dei principi dei programmi previsti dalla normativa vigente sul sistema formativo.

Art. 13

Interventi di promozione sociale degli anziani

1. Le Associazioni dei Comuni promuovono interventi che contribuiscano ad evitare o ad attenuare l'isolamento delle persone anziane favorendo il mantenimento, l'inserimento o il reinserimento del cittadino anziano nella vita di relazione.

2. A tale scopo le Associazioni dei Comuni provvedono in particolare a:

1) individuare nell'ambito dei servizi prestati dagli Enti pubblici locali le prestazioni idonee a realizzare forme occasionali di utilizzazione degli anziani;

2) istituire servizi per il ristoro e la cura delle persone anziane;

3) promuovere intese o convenzioni per facilitare l'accesso alla cultura, alla informazione, ai luoghi di ricreazione e pubblico spettacolo e ad altri settori di rilevante consumo sociale, nonchè l'uso dei trasporti pubblici;

4) promuovere inoltre, al fine di evitare ricoveri in istituto, iniziative rivolte a favorire l'affidamento familiare anche a domicilio delle persone anziane.

Art. 14

Eliminazione delle barriere architettoniche

1. Per facilitare la vita di relazione dei portatori di handicaps, le Associazioni dei Comuni promuovono i necessari interventi affinchè gli edifici pubblici o aperti al pubblico, i mezzi di trasporto i percorsi pedonali, le istituzioni prescolastiche, scolastiche e ricreative o comunque di interesse sociale siano costruite in conformità del DM 18 dicembre 1975, dell' art. 27 della legge 10 marzo 1971, n. 118 e in osservanza della circolare del Ministero dei lavori pubblici del 16 giugno 1968 concernenti l'eliminazione delle barriere architettoniche.

2. Le amministrazioni pubbliche interessate apportano le possibili conformi varianti negli edifici costruiti o appaltati o in via di edificazione.

3. I piani urbanistici e i regolamenti edilizi in contrasto con quanto previsto dal presente articolo sono modificati entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge.

Titolo III

FUNZIONI SOCIO - ASSISTENZIALI


Capo II

INTERVENTI ASSISTENZIALI

Art. 15

Interventi di assistenza economica

1. Gli interventi economici hanno lo scopo di contribuire al soddisfacimento dei bisogni fondamentali dei cittadini che si trovano in situazioni di difficoltà individuale o familiare, in attesa del definitivo superamento di esse.

2. Hanno diritto alle prestazioni economiche le persone sole o i nuclei familiari.

3. Per bisogni fondamentali si intendono quelli relativi all'alimentazione, all'abbigliamento, all'igiene della persona, all'abitazione e al riscaldamento, all'istruzione di base.

4. Il piano di cui all'art. 23 individua in relazione alle risorse finanziarie disponibili i livelli di reddito ai quali rapportare gli interventi di assistenza economica.

5. Gli interventi economici possono essere adottati oltre che per attuare le finalità delle vigenti leggi statali e regionali anche per le seguenti iniziative:

1) erogazione di somme per le spese personali in favore delle persone ospiti di istituzioni residenziali e dei minori affidati a famiglie;

2) la concessione di documenti di viaggio sui mezzi di trasporto pubblico urbano ed extraurbano;

3) la concessione di facilitazioni per l'accesso a manifestazioni ed iniziative a carattere culturale, ricreativo, sportivo.

6. Qualora il beneficiario degli interventi abbia parenti tenuti per disposizioni di legge all'obbligo di corresponsione degli alimenti, l'Associazione dei Comuni chiede il rimborso delle spese effettuate per i fini di cui al terzo comma del presente articolo o si rivale nei confronti di altri soggetti obbligati che siano in grado di corrisponderle.

Art. 16

Assistenza domiciliare

1. Gli interventi di assistenza domiciliare sono rivolti a singoli o nuclei familiari e consistono in interventi di aiuto domestico, infermieristico, sanitario, terapia della riabilitazione, assistenza sociale e tempo libero. Tali interventi sono rivolti agli anziani, agli inabili e agli adulti che, per qualsiasi motivo, non siano autosufficienti anche temporaneamente.

2. Le prestazioni di assistenza domiciliare sono di norma temporanee, complementari e sussidiarie in quanto erogate nel tempo, nella specie e nella misura in cui il singolo od il nucleo familiare non siano in grado di soddisfare autonomamente i relativi bisogni e devono tendere a stimolare al massimo l'attivazione della partecipazione dei destinatari.

Art. 17

Soddisfacimento di esigenze abitative

1. Al fine di far fronte a specifici stati di bisogno connessi a carenze abitative, sia per prevenire situazioni di emarginazione e segregazione di individui o disgregazioni di nuclei familiari, che per favorire la destituzionalizzazione di soggetti ricoverati od evitarne il ricovero, le Associazioni dei Comuni intervengono mediante:

1) individuazione degli immobili di proprietà degli Enti locali da destinare ad alloggi, anche attraverso operazioni di riconversione patrimoniale da inserire nei piani di recupero di cui all'art. 27 e seguenti della legge 457 del 5 agosto 1978. Gli alloggi di cui sopra, da assegnare anche a condizioni di canone privilegiato, sono individuati in modo da favorire l'integrazione sociale evitando concentrazioni di tali alloggi in determinate zone;

2) miglioramento di condizioni abitative attraverso interventi diretti di manutenzione e adeguamento degli alloggi o concessioni di contributi per l'istallazione ed uso di impianti idrici, elettrici, tecnici e telefonici;

3) integrazione parziale o totale del canone di affitto anche in attuazione della legge 27 luglio 1978, n. 392 .

Art. 18

Emergenza e pronto intervento assistenziale

1. Gli interventi di emergenza e pronto intervento assistenziale hanno lo scopo di fornire a tutti i cittadini che per qualsiasi motivo ne siano sprovvisti, per improvvise ed imprevedibili situazioni contingenti personali e familiari, i mezzi necessari al soddisfacimento dei bisogni fondamentali di vita.

2. Tali interventi concernono:

a) l'ospitalità temporanea con o senza pernottamento a favore di minori e adulti indicati dagli artt. 154 e 155 del RD 18 giugno 1931, n. 773, nonchè a favore dei minori per i quali devesi disporre un immediato allontanamento dell'ambiente familiare ai sensi degli artt. 314/ 6 e 333 del Codice civile;

b) l'erogazione immediata di sussidi di assistenza straordinaria non ricorrenti.

Art. 19

Interventi socio - assistenziali a favore di minori

1. Le attività in favore di minori che manifestano particolari bisogni di assistenza di protezione e di educazione comprendono gli interventi seguenti:

1) segnalazione all'autorità giudiziaria minorile delle situazioni di abbandono materiale e morale di minori a norma della legge 5 giugno 1967, n. 431 nonchè di quelle situazioni per le quali a norma delle leggi vigenti è previsto l'intervento del Tribunale per i minorenni e del giudice tutelare;

2) interventi di chiarificazione e di sostegno con proposta anche di soluzioni alternative per le famiglie dei minori, rivolti a superare le situazioni di abbandono e ogni altra situazione comunque pregiudizievole ai minori, comprese quelle che hanno provocato forme di disadattamento del minore. Tali interventi potranno essere concordati con il Tribunale per i minorenni e con il giudice tutelare;

3) indagini relative alle situazioni di cui al precedente punto 1, anche al fine di fornire elementi di giudizio al Tribunale per i minorenni e al giudice tutelare;

4) iniziative rivolte a reperire coppie o persone disponibili per l'adozione speciale e ordinaria nonchè per affidamenti familiari privilegiando nel secondo caso coppie e persone che risiedono nella stessa comunità in cui abitualmente vive il minore in modo da poter assicurare la permanenza di rapporti tra minore e famiglia di origine. Per le coppie e le persone suindicate dovrà essere effettuata una valutazione della loro specifica capacità e disponibilità ;

5) iniziative rivolte alla maturazione delle coppie e persone aspiranti all'adozione o disponibili per effettuare affidamenti familiari nonchè attività di vigilanza e di sostegno alle coppie durante il periodo di affidamento preadottivo e alle coppie e persone affidatarie durante il periodo di affidamento familiare;

6) iniziative di riabilitazione, di assistenza anche in forme semiresidenziali, di appoggio scolastico in favore di minori disabili, di minori che vivono in ambiente sociale e familiare per loro pregiudizievole e di minori disadattati, mediante gli interventi previsti dall' art. 7 della legge regionale 29 dicembre 1980, n. 77 . In tali iniziative sono compresi anche interventi rivolti all'inserimento lavorativo di cui al precedente art. 12;

7) attuazione dei provvedimenti adottati dal Tribunale per i minorenni nell'ambito della competenza civile e amministrativa di cui alla lett. c) dell'art. 23 del DPR 616 del 1977 sia nelle forme dell'affidamento ai servizi socio - assistenziali e sia in forme sostitutive dell'ambiente familiare come affidamento familiare o a comunità educativo - assistenziali, gruppo appartamento e simili;

8) attività previste dalla legge regionale 12 giugno 1977, n. 29 , per la prevenzione delle tossicodipendenze tra la popolazione giovanile.

Art. 20

Servizio di affidamento familiare

1. L'affidamento familiare è un servizio rivolto ai minori per i quali si rende opportuno un ambiente sostitutivo della propria famiglia.

2. L'affidamento è disposto, con preferenza rispetto ad altri interventi assistenziali, su proposta dei servizi socio - assistenziali con il consenso della famiglia del minore ovvero in attuazione di apposito provvedimento delle autorità giudiziarie minorili: in ogni caso le autorità giudiziarie minorili sono informate dell'affidamento.

3. L'affidamento è attuato in applicazione delle leggi statali, in materia con la collaborazione di coppie, persone, nuclei familiari o nuclei composti da due o più volontari, forniti di requisiti tali da assicurare al minore un valido ambiente di vita che consenta il suo sviluppo sul piano affettivo e pedagogico nonchè dignitose condizioni di assistenza.

4. L'affidamento, che può avere anche funzioni educative nei casi in cui il minore abbia dato manifestazione di disadattamento, è temporaneo o anche parziale cioè limitato ad alcune ore del giorno.

Art. 21

Servizi residenziali

1. Nel caso di verificata impraticabilità degli altri interventi di cui alla presente legge o di una loro non completa rispondenza alle esigenze socio - assistenziali degli utenti ovvero, per situazioni comunque eccezionali, tali da rendere necessario un temporaneo allontanamento della persona dal proprio ambiente sociale per evitarne la esposizione a particolari fattori di rischio, sono attuati i sottoelencati interventi aventi comunque carattere integrativo e complementare rispetto alle altre prestazioni previste dalla presente legge:

a) casa albergo che si caratterizza come un complesso di appartamenti minimi predisposti per coppie di coniugi e persone sole autosufficienti. E'provvista di servizi sia autonomi che centralizzati ed è di norma, ubicata in zone urbanizzate e fornite di adeguate infrastrutture e servizi sociali. Gli alloggi della casa - albergo possono essere messi a disposizione anche di persone non anziane prive di nucleo familiare o di altre possibilità di alloggio, nonchè di ragazze madri che non intendano permanere nell'ambiente familiare;

b) gruppo appartamento che si caratterizza come comunità destinata a minori ed adulti con particolari problemi personali e sociali ed è inserito in normali case di abitazione situate in zone residenziali; accoglie un numero limitato di persone tra le quali sia possibile la convivenza e si struttura come comunità autogestita o gestita con la partecipazione della popolazione locale e con la presenza stabile di operatori sociali e di volontari;

c) comunità educativo - assistenziale destinata ad accogliere minori per i quali non sia stato possibile provvedere diversamente e sia necessario un particolare sostegno educativo diretto ad evitare o a riparare un eventuale disadattamento ed a favorire lo sviluppo di efficaci rapporti interpersonali. In essa è prevista la presenza stabile di un numero sufficiente di operatori appositamente qualificati;

d) comunità terapeutica finalizzata in particolare a trattamenti di riabilitazione di soggetti portatori di disturbi di natura psichica o fisica e caratterizzata dall'integrazione tra operatori e soggetti assistiti;

e) casa di riposo destinata ad ospitare gli anziani a richiesta degli interessati o dei familiari o dei responsabili dei servizi socio - assistenziali e adeguatamente fornita di servizi socio - assistenziali collegati con i servizi di base. Le case di riposo debbono avere un regolamento tecnico - assistenziale per l'attuazione delle singole forme di assistenza e permettere la partecipazione per quanto possibile degli ospiti alla organizzazione e gestione della vita della casa.

Art. 22

Ufficio per la protezione dei minori

1. Allo scopo di promuovere e vigilare sull'attuazione degli interventi previsti dalla presente legge nei confronti dei minori, presso ogni associazione dei Comuni opera un Ufficio per la protezione dei minori con i seguenti compiti: - promozione dell'assistenza e cura dei minori in condizioni di bisogno per motivi familiari o ambientali; - vigilanza sull'assistenza prestata agli affidati ed ai ricoverati in comunità educativo - assistenziali ed in strutture residenziali; - reperimento ed indicazione di nominativi di tutori al giudice tutelare e al Tribunale per i minorenni; - sostegno ai tutori nominati per l'esercizio delle loro funzioni; - segnalazioni ai servizi socio - assistenziali ed alla autorità giudiziaria minorile delle situazioni concernenti minori di cui sopra nonchè segnalazione ai servizi socio - assistenziali di tutti i cittadini sottoposti a gravi rischi di emarginazione.

2. Il responsabile dell'ufficio per la protezione dei minori è eletto dall'assemblea dell'Associazione dei comuni tra i cittadini di provata capacità ed esperienza nei problemi sociali con la maggioranza dei due terzi per le prime tre votazioni e successivamente con la maggioranza assoluta dei componenti il collegio.

3. Il responsabile dell'ufficio di protezione dei minori dura in carica cinque anni e percepisce l'indennità prevista dall' art. 22 della legge regionale n. 65/ 1979 per i vice presidenti dei comitati di gestione.

4. L'ufficio di protezione dei minori si avvale per l'esercizio dei propri compiti di personale e strutture assegnate dall'Associazione dei comuni e di personale volontario.

Titolo III

PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE DI SERVIZI SOCIO - ASSISTENZIALI

Art. 23

Programmazione dei servizi socio - assistenziali

1. Alla definizione degli obiettivi e alle modalità di attuazione dei servizi socio - assistenziali la Regione provvede nell'ambito dello stesso Piano di cui all' art. 12 della legge regionale 19 dicembre 1979, n. 65 , che prende la denominazione di piano socio - sanitario.

2. A tal fine il piano contiene in particolare:

1) i livelli delle prestazioni assistenziali;

2) le tipologie dei servizi;

3) i progetti;

4) l'individuazione dei livelli di reddito per gli interventi di assistenza economica;

5) l'individuazione dei livelli di idoneità dei servizi e delle strutture residenziali;

6) la formazione, la riqualificazione e l'aggiornamento degli operatori addetti ai servizi di cui alla presente legge.

Art. 24

Compiti degli Enti locali

1. Sulla base del piano socio - sanitario regionale, le Associazioni dei comuni predispongono annualmente il programma territoriale degli interventi relativi all'esercizio delle funzioni socio - assistenziali attribuite ai comuni ai sensi della vigente legislazione.

2. Tali programmi, articolati nei progetti, sono approvati dai singoli comuni in allegato al bilancio di previsione.

3. A tal fine i programmi di cui al primo comma indicano tra l'altro:

a) le risorse finanziarie e la loro fonte con particolare riguardo all'impegno da iscrivere nei singoli bilanci comunali;

b) il personale da utilizzare, nell'ambito delle dotazioni organiche di ciascun Comune associato;

c) le strutture edilizie e le altre attrezzature da utilizzare, sia quelle da acquistare.

4. La gestione dei programmi territoriali, dopo l'approvazione da parte dei comuni è disciplinata dal regolamento di cui al precedente art. 4.

5. Le Associazioni dei comuni al fine di una corretta attività programmatoria provvedono, nell'ambito delle finalità e dei programmi del sistema informativo di base istituito con legge regionale 24 marzo 1980, n. 21 , a fornire alla Giunta regionale i dati richiesti sulla organizzazione, la gestione e la funzionalità dei servizi socio - assistenziali.

Art. 25

Regolamento di gestione dei servizi sociali

1. Le Associazioni dei comuni con proprio atto da emanarsi entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge adottano il Regolamento per l'organizzazione e la gestione dei servizi socio - assistenziali che in particolare:

1) individui le modalità e le forme di partecipazione dei cittadini e degli utenti alla gestione degli interventi e dei servizi in relazione alle specifiche caratteristiche degli stessi;

2) definisca l'istruttoria necessaria alla erogazione dei servizi nonchè : - i soggetti destinatari degli interventi e quelli legittimati a richiederli; - gli accertamenti necessari e la individuazione degli uffici competenti per la valutazione delle condizioni soggettive degli utenti e per la scelta degli interventi più idonei;

3) preveda la durata e le procedure di urgenza da adottare per i provvedimenti immediati ed eccezionali di cui all'art. 18.

2. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, adotta entro 60 giorni dall'entrata in vigore della presente legge uno schema - tipo di regolamento da inviare alle singole Associazioni dei comuni.

Art. 26

Convenzioni

1. Le Associazioni dei comuni per la realizzazione degli interventi e dei servizi socio - assistenziali possono stipulare convenzioni anche per singole prestazioni con gli Enti, le Associazioni e le Cooperative operanti nel campo socio - assistenziale, purchè iscritte nel registro di cui all'art. 27.

2. Le convenzioni sono stipulate in conformità a schemi - tipo approvati dalla Giunta regionale su conforme parere della commissione consiliare competente.

Tttolo IV

ISTITUZIONI PUBBLICHE E PRIVATE

Art. 27

Registro regionale

1. Gli Enti, le Associazioni dotate di personalità giuridica e le Cooperative operanti nella regione che vogliono concorrere alla realizzazione dei fini di cui alla presente legge sono iscritti a domanda in un registro regionale istituito presso la Giunta regionale.

2. L'iscrizione è disposta dalla Giunta regionale su proposta della Associazione dei comuni competenti per territorio previo accertamento dei seguenti requisiti:

1) assenza di fini di lucro;

2) idonei livelli di prestazioni, di qualificazione del personale, di efficienza organizzativa ed operativa;

3) rispetto per i dipendenti delle norme contrattuali in materia, fatta eccezione per i casi in cui si tratti di prestazioni volontarie, rese anche con convenzioni, da appartenenti ad ordini religiosi.

3. I criteri per determinare l'idoneità di cui al punto sub 2) del comma precedente sono stabiliti dal Consiglio regionale.

4. Fino all'adozione di tale atto si applicano le disposizioni del DPGR 6 settembre 1977, n. 819.

5. La domanda di iscrizione al Registro regionale è presentata, corredata di documenti utili per l'accertamento, alla Associazione dei comuni competente per territorio, la quale entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda, invia la propria proposta alla Giunta regionale che provvede nei successivi trenta giorni.

6. Il venir meno di anche uno dei requisiti richiesti comporta la revoca dell'iscrizione.

Art. 28

Volontariato

1. La Regione riconosce il rilevante valore sociale dell'opera prestata dalle Associazioni di volontariato o di singoli volontari.

2. In considerazione di quanto previsto dal primo comma e nel rispetto dei principi della presente legge le Associazioni di volontariato ed i singoli volontari possono essere utilizzati per la realizzazione degli interventi socio - assistenziali.

3. Il contributo del personale volontario al funzionamento dei servizi è attuato nell'ambito dei progetti stabiliti dai piani socio - sanitari delle Associazioni dei comuni.

4. Il personale volontario operante nei servizi è a tutti gli effetti responsabile dell'attività prestata ed è tenuto al rispetto dei regolamenti relativi all'organizzazione e alla gestione dei servizi.

5. Al personale volontario sono rimborsate su richiesta le spese vive sostenute per l'esercizio dell'attività prestata.

6. La Giunta regionale sentita la competente commissione consiliare individua le modalità e le procedure per l'utilizzazione da parte delle Associazioni dei comuni delle prestazioni del volontariato.

Art. 29

Apertura e funzionamento dei servizi residenziali privati

1. Le Istituzioni private e le Associazioni regolarmente riconosciute o di fatto operanti nel territorio regionale, nonchè le persone fisiche che intendano istituire e/ o gestire, anche a scopo di lucro, strutture comunque denominate e servizi di tipo aperto o strutture residenziali chiedono l'autorizzazione all'Associazione dei comuni competente per territorio.

2. L'Associazione dei comuni procede alla verifica dei requisiti e delle condizioni richieste dalle norme vigenti e trasmette gli atti al sindaco territorialmente competente per la concessione o meno dell'autorizzazione.

3. L'autorizzazione non è cedibile ed è revocabile per la sopravvenuta mancanza di anche uno dei requisiti e delle condizioni previste nell'atto autorizzatorio.

Art. 30

Funzioni di vigilanza e di controllo. Delega

1. Le funzioni amministrative regionali di vigilanza e controllo su tutte le istituzioni pubbliche e private per la protezione della maternità e dell'infanzia di cui alla legge 23 dicembre 1975, n. 698 , sono delegate ai comuni riuniti nelle Associazioni dei comuni e le Comunità montane di cui all' art. 2 della legge regionale 19 dicembre 1979, n. 65 .

2. Sono altresì delegate le funzioni amministrative regionali di vigilanza e di controllo sugli istituti pubblici e privati per l'assistenza di cui alla legge 17 luglio 1890, n. 6972 .

3. Restano di competenza regionale le funzioni amministrative relative alla nomina dei consigli di amministrazione, di erezione, di fusione, di raggruppamento, di consorzio, di modificazione patrimoniale, di trasformazione delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza.

Art. 31

Subdelega ai comuni di funzioni regionali concernenti le persone giuridiche private

1. Le funzioni di controllo pubblico sull'amministrazione delle persone giuridiche private disciplinate dall' art. 12 del codice civile , operanti nelle materie di cui all' art. 22 del DPR 24 luglio 1977, n. 616 nell'ambito delle regione, previste dagli artt. 23 e 25 del codice civile, sono sub - delegate ai comuni nel cui territorio le suddette persone giuridiche hanno sede legale.

2. Sono altresì subdelegate ai comuni le funzioni di coordinamento di attività e di unificazione di amministrazione di cui all'art. 26 cc, nonchè le funzioni relative all'autorizzazione all'acquisto di immobili, all'accettazione di donazioni, eredità o legati di cui all'art. 17 cc.

3. Restano di competenza regionale le funzioni relative al riconoscimento giuridico, all'approvazione dello statuto e successive modificazioni, all'unificazione dell'amministrazione di più fondazioni alla trasformazione delle stesse, nonchè alla devoluzione di beni di associazioni e fondazioni ed alla relativa estinzione.

Titolo V

PERSONALE E NORME FINANZIARIE

Art. 32

Fondo regionale

1. Per il conseguimento delle finalità di cui alla presente legge è istituito, nello stato di previsione della spesa del bilancio regionale, a decorrere dall'esercizio 1982, il cap. 2885 denominato: "Fondo regionale per l'espletamento dei servizi in materia socio - assistenziale" ( tit. I - SEZ. 8 - RUBR. 28 - CAT. 5 - SETT. 7 - tipo 1.1).

2. Nel fondo suddetto affluiscono:

1) le entrate già destinate agli enti nazionali operanti in materia socio - assistenziale attribuite alla Regione ai sensi dell' art. 120 del DPR 24 luglio 1977, n. 616 e dell' art. 1 sexies della legge 21 ottobre 1978, n. 641 , e che nel bilancio regionale trovano contropartita nei capitoli 2881, 2882, 2883 e 2884 dello stato di previsione della spesa;

2) lo stanziamento del cap. 2660 dello stato di previsione della spesa del bilancio regionale finalizzato alla previsione, cura e riabilitazione dei soggetti che fanno uso non terapeutico di sostanze stupefacenti e psicotrope, in attuazione della legge 22 dicembre 1975, n. 685 ;

3) lo stanziamento del cap. 2600 dello stato di previsione della spesa del bilancio regionale finalizzato alla programmazione, al funzionamento, alla gestione ed al controllo del servizio di assistenza alla famiglia e alla maternità in attuazione delle leggi 29 luglio 1975, n. 465 e 22 maggio 1978, n. 194;

4) lo stanziamento del cap. 2640 dello stato di previsione della spesa del bilancio regionale per l'espletamento delle funzioni assistenziali già esercitate dalla Regione ed attribuite ai comuni con l' art. 25 del DPR 24 luglio 1977, n. 616 ;

5) lo stanziamento del cap. 2900 iscritto nello stato di previsione della spesa del bilancio regionale per le finalità della legge regionale 26 aprile 1974, n. 9 concernente l'integrazione dell'assistenza a favore dei minorati della vista;

6) i proventi di atti di liberalità di privati.

3. Al finanziamento degli interventi di cui alla presente legge si provvede inoltre con i fondi stanziati in bilancio dai Comuni e dalle Province per l'esercizio delle funzioni di cui alla presente legge. Tali fondi sono assegnati alle Associazioni dei comuni competenti per territorio; per i fondi delle Province il criterio di ripartizione tra le Associazioni dei comuni competenti è determinato con decreto del Presidente della Giunta regionale.

4. La Giunta regionale è autorizzata ad apportare le conseguenti variazioni alle previsioni di competenza e di cassa del bilancio regionale dell'esercizio 1982.

Art. 33

Criteri di ripartizione e gestione del fondo regionale

1. Il fondo regionale di cui al precedente articolo è finalizzato ad assicurare la continuità delle prestazioni dei servizi socio - assistenziali attualmente operanti e a promuovere e realizzare l'avvio, l'adeguamento e la trasformazione degli interventi e dei servizi previsti dalla presente legge.

2. I criteri di riparto del fondo tra le Associazioni dei comuni e la quota dello stesso da destinare a spese di investimento sono determinate dal Piano.

3. Sono attribuiti prioritariamente alle Associazioni dei comuni sede delle strutture residenziali già gestite da Enti nazionali disciolti i fondi relativi alle spese di funzionamento delle stesse.

4. Per i fondi assegnati alle Associazioni dei comuni esse provvedono a che la relativa amministrazione sia tenuta separata rispetto alla gestione sanitaria prevedendo bilanci e conti consuntivi distinti.

5. Nelle more della approvazione del piano, il fondo è ripartito con i criteri di cui all' art. 10 della legge regionale 23 febbraio 1973, n. 12 con riferimento - per quanto attiene al parametro di cui alla lettera b) dello stesso articolo - alla popolazione residente in ciascun comune alla data del 31 dicembre 1980.

Art. 34

Personale

1. Il personale dei servizi socio - assistenziali è costituito da quello:

1) in servizio presso i comuni addetto prevalentemente a compiti attinenti l'esercizio delle funzioni di cui alla presente legge;

2) in servizio presso le amministrazioni provinciali addetto prevalentemente a compiti attinenti l'esercizio delle funzioni di cui alla presente legge;

3) trasferito alla Regione ai sensi dell'art. 22 e seguenti del DPR 616/ 1977 e del DPR n. 481/ 1978 convertito in legge 641/ 1979 e definitivamente destinato agli Enti locali;

4) già in servizio presso le IPAB e trasferito ai comuni.

5) in servizio presso le Comunità montane di cui all'art. 2, anche in posizione di comando, disposto dall'Amministrazione regionale, addetto prevalentemente a compiti attinenti l'esercizio delle funzioni di cui alla presente legge.

2. Il personale di cui al punto 2) del precedente comma è comandato ai comuni con vincolo di destinazione ai servizi socio - assistenziali in base a criteri stabiliti dalla Giunta regionale volti a favorire la mobilità e l'equilibrio territoriale dei servizi.

Titolo VI

NORME FINALI E TRANSITORIE

Art. 35

Adempimenti degli Enti locali per il primo piano socio - sanitario

1. Per la predisposizione del primo piano socio - sanitario le Associazioni dei comuni provvedono entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge ad inviare alla Giunta regionale i dati concernenti: il numero, la dislocazione e le caratteristiche organizzative delle strutture e servizi per l'esercizio delle funzioni di cui alla presente legge, attualmente gestiti dai comuni, dalle province e dagli altri enti pubblici e privati operanti nel territorio di competenza nonchè la quota di fabbisogno per ciascun servizio soddisfatta e i rapporti convenzionali in atto.

2. Negli stessi termini e con le stesse modalità di cui al comma precedente i comuni e le province inviano l'inventario di tutto il patrimonio edilizio e delle relative eventuali attrezzature, con le attuali destinazioni ivi compresi quelli già di proprietà degli ECA, delle IPAB e degli enti nazionali operanti nella materia di cui alla presente legge, trasferito ai comuni ai sensi del DPR 24 luglio 1977, n. 616 e gli eventuali progetti per la riconversione del patrimonio stesso.

Art. 36

Compiti delle province

1. Fino all'entrata in vigore della legge di riforma per l'assistenza o di quella delle autonomie locali, le province esercitano le funzioni di assistenza sociale di loro competenza per i rispettivi ambiti territoriali mediante convenzione con le Associazioni dei comuni.

2. Con la convenzione sono, fra l'altro, disciplinati i rapporti patrimoniali ed economici e le modalità di impiego del personale provinciale nonchè concordate le concrete modalità attuative dei servizi nei quali sono impiegati risorse personali e patrimoniali delle Amministrazioni provinciali.

Art. 37

Abrogazione di norme

1. Sono abrogate le leggi regionali 23 gennaio 1974, n. 6, 26 aprile 1974, n. 29 e ogni altra norma regionale relativa all'organizzazione e gestione dei servizi socio - assistenziali che risulti incompatibile con quelle della presente legge.

Art. 38

Modificazioni alla legge regionale 19 dicembre 1979, n. 65

1. Al fine di adeguare la struttura organizzativa delle ULSS ai compiti ed alle finalità della presente legge, l' art. 38 della legge regionale 19 dicembre 1979, n. 65 , è modificato come segue:
 
- al secondo comma è aggiunto il seguente paragrafo:
 
" c) per la responsabilità socio - assistenziale: - prevenzione e promozione sociale; - interventi socio - assistenziali. "
 
- il quarto comma è sostituito dal seguente:
 
" In ogni caso i settori devono essere almeno due per la responsabilità sanitaria, almeno due per la responsabilità amministrativa e almeno uno per la responsabilità socio - assistenziale ".
 
- L'ottavo comma è sostituito dal seguente:
 
" Il coordinamento dell'ufficio di direzione è assicurato da un coordinatore sanitario e uno amministrativo individuati dal comitato di gestione dell'USL, secondo le norme di cui al DPR 20 dicembre 1979, n. 761 . Viene inoltre individuato dal Comitato di gestione un coordinatore dei servizi sociali, il quale, con i coordinatori sanitario e amministrativo, assicura i necessari collegamenti tra i vari servizi ".


Note della redazione

(1)  - 

Abrogata dalla L.R. 23 gennaio 1997, n. 3, art. 47, comma 1, lett. d)